PROGETTARE LA VENTILAZIONE NATURALE PER EDIFICI SALUBRI: GARANTITA LA SALUTE DEGLI OCCUPANTI E IL RISPARMIO IN BOLLETTA

La ventilazione negli edifici è un fenomeno importante che influenza direttamente o indirettamente le nostre vite. Comprendere questo fenomeno è importante per tutti gli esseri umani.

Ventilazione naturale negli edifici

Il decreto ministeriale del 5 luglio 1975 (G.U. 18-7-1975, N. 190), ha apportato le modificazioni alle istruzioni ministeriali del 20 giugno 1896 relativamente all’altezza minima e requisiti igienico sanitari principali dei locali d’abitazione. All’art. 6 prevede che solo quando le caratteristiche tipologiche degli alloggi diano luogo a condizioni che non consentano di fruire di ventilazione naturale, si dovrà ricorrere alla ventilazione meccanica centralizzata immettendo aria opportunamente captata e con requisiti igienici confacenti. E’ comunque da assicurare, in ogni caso, l’aspirazione di fumi, vapori ed esalazioni nei punti di produzione (cucine, gabinetti, ecc.) prima che si diffondano.

La ventilazione naturale è considerata un prerequisito per edifici sostenibili e salubri ed è quindi in linea con le attuali tendenze nel settore delle costruzioni. La progettazione di edifici ventilati naturalmente è più difficile e comporta un rischio maggiore rispetto a quelli che sono ventilati meccanicamente. Un risultato di successo si basa sempre più su una buona comprensione delle capacità e dei limiti delle procedure teoriche e sperimentali utilizzate per la progettazione.

Ci sono due modi per ventilare naturalmente un edificio: ventilazione guidata dal vento e ventilazione della pila. La maggior parte degli edifici che impiegano la ventilazione naturale si basano principalmente sulla ventilazione guidata dal vento, ma il design più efficiente dovrebbe implementare entrambi i tipi.

La ventilazione è necessaria negli edifici per rimuovere l’aria “viziata” e sostituirla con aria “fresca”:

  • Aiuta a moderare le temperature interne;
  • Aiuta a moderare l’umidità interna;
  • Reintegro di ossigeno per il benessere e confort degli occupanti, con la diminuzione delle malattie respiratorie, a vantaggio di una migliore performance lavorativa e apprendimento scolastico;
  • Ridurre l’accumulo di umidità, odori, batteri, polvere, anidride carbonica, fumo, radon e altri contaminanti che possono accumularsi durante i periodi occupati a danno della salute;
  • Creare un movimento dell’aria che migliori la salubrità degli ambienti.

L’aria inquinata all’interno degli edifici è collegata a una serie di problemi di salute, che vanno dall’irritazione degli occhi, emicrania, stanchezza a breve termine a malattie gravi o addirittura alla morte. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), una inadeguata e malsana aria indoor causa infiammazione delle vie aeree, irritazione degli occhi e danni alle vie respiratorie. Un tratto respiratorio irritato può indurre tosse, secrezione di muco e infezioni a lungo termine. È particolarmente dannosa per chi soffre di asma o sistema immunitario compromesso. Nel tempo, l’esposizione a una cattiva qualità dell’aria può portare a una ridotta funzionalità polmonare e problemi respiratori, nonché cancro ai polmoni, malattie cardiovascolari, morti premature.

La ventilazione naturale è guidata da differenze di pressione tra una parte di un edificio e l’altra, o differenze di pressione tra l’interno e l’esterno.

La ventilazione naturale tende a costare meno rispetto alla ventilazione meccanica, e quindi questa è generalmente la prima opzione studiata durante il processo di progettazione. Tuttavia, ci possono essere circostanze in cui la ventilazione naturale non è possibile e quindi la ventilazione meccanica è necessaria come nei seguenti casi:

  • L’edificio è troppo profondo per essere ventilato dal perimetro;
  • La qualità dell’aria locale è scarsa e non di qualità, ad esempio se un edificio si trova vicino a una strada trafficata;
  • I livelli di rumore locale indicano che le finestre non possono essere aperte;
  • La struttura urbana locale è molto densa e ripara l’edificio dal vento;
  • I sistemi di raffreddamento ad aria o di condizionamento obbligano alla chiusura delle finestre che quindi non possono essere aperte permettendo i ricambi di aria naturali;
  • I requisiti di privacy o di sicurezza impediscono l’apertura delle finestre.
  • Le partizioni interne e i tramezzi bloccano i percorsi dell’aria.

Alcuni di questi problemi possono essere evitati o mitigati da un’attenta posizione, orientamento, ubicazione, zonizzazione e progettazione dell’edificio.

La ventilazione naturale è generalmente classificata come:

  • Ventilazione incrociata guidata dal vento (o indotta dal vento), in cui le differenze di pressione tra un lato dell’edificio e l’altro aspirano l’aria sul lato ad alta pressione e la tirano fuori sul lato a bassa pressione.
  • La ventilazione della pila guidata dal galleggiamento (effetto stack),dove l’aria più fredda entra nell’edificio a basso livello, viene riscaldata dagli occupanti, dalle apparecchiature, dai sistemi di riscaldamento e così via, diventa meno densa e quindi più galleggiante e sale attraverso l’edificio per essere ventilata verso l’esterno nella parte superiore.

L’efficacia di questi meccanismi dipende da un ampio numero di variabili, ma in modo molto ampio:

  • La ventilazione trasversale è adatta per edifici fino a circa 12-15 m di profondità (cinque volte l’altezza dal pavimento al soffitto o 2,5 volte l’altezza dal pavimento al soffitto se le aperture possono essere fornite solo su un lato). Oltre a questo, fornire sufficiente aria fresca crea correnti d’aria vicino alle aperture e sono necessari ulteriori elementi di design come i cortili interni o l’inclusione di elementi come l’atrio che combinano ventilazione incrociata ed effetti stack (1). Uno svantaggio della ventilazione incrociata è che tende ad essere meno efficace nelle giornate calde e senza vento, quando invece è più necessaria.
  • L’efficacia della ventilazione della pila è influenzata da: l’area effettiva delle aperture, l’altezza della pila, la differenza di temperatura tra il fondo e la parte superiore della pila e le differenze di pressione all’esterno dell’edificio. Dove è necessaria la ventilazione in alto nell’edificio, ciò può richiedere l’aggiunta di pile di ventilazione che raggiungono l’altezza necessaria per creare una differenza di pressione tra le prese e le uscite.

Combinazioni di queste strategie di ventilazione , con lo sfruttamento aggiuntivo della massa termica possono produrre una vasta gamma di soluzioni di ventilazione naturale, come pareti trombe, camini solari e così via.

Progettare la ventilazione naturale può diventare estremamente complesso a causa dell’interazione tra ventilazione incrociata e l’effetto stack, nonché delle complesse geometrie degli edifici e della distribuzione delle aperture. Ciò può richiedere l’analisi utilizzando software specializzati come la fluidodinamica computazionale o numerica.

La ventilazione naturale può anche essere influenzata dal comportamento degli occupanti, ad esempio una persona vicino a una finestra che sceglie di chiuderla. Per questo motivo può essere utile automatizzare i sistemi di ventilazione naturale o fornire formazione e informazione agli occupanti. È quindi importante monitorare il comportamento per garantire che i sistemi continuino a funzionare come previsto. Oggi sono sempre più inseriti negli ambienti i “serramenti intelligenti”, che si aprono automaticamente quando negli ambienti si elevano le concentrazioni di inquinanti chimici, biologici, fisici, umidità, radon, ecc. L’automazione dei sistemi di ventilazione non è ancora altamente recepita, perché può lasciare gli occupanti privi di potere, incapaci di influenzare localmente le condizioni che li circondano (ad esempio aprendo o chiudendo una finestra) e di conseguenza essere sottoposti al raffreddamento dei luoghi di vita in maniera inaspettata. E’ importante comprendere però la necessità di purificare l’aria, infatti l’inquinamento indoor, ovvero la presenza nell’aria di ambienti confinati di contaminanti fisici, chimici e biologici, può essere fino a 5 volte più inquinata di quella outdoor, come afferma l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) che mette in guardia rispetto ai rischi e alle patologie legate a questo tipo di inquinamento.

serramenti automatizzati

Le conseguenze relative alla cattiva qualità dell’aria domestica sono connesse a una maggior incidenza di polmoniti, infezioni respiratorie croniche acute, infarti, patologie cardiovascolari e malattie allergiche respiratorie, riscontrate soprattutto tra la popolazione dei bambini. Secondo uno studio pubblicato sul The International Journal of Tuberculosis and Lung Disease,  le morti attribuite ogni anno all’inquinamento indoor sono circa due milioni e, di queste, un milione riguarda bambini di età inferiore ai 5 anni.

Una ricerca realizzata dal Dipartimento di Ingegneria Civile e Meccanica dell’Università di Cassino, promosso da ANTER, mostra l’impatto che le polveri aereodisperse possono avere sui  bambini, una “popolazione vulnerabile” per svariati motivi anatomici e comportamentali, non ultimo il loro alto tasso di inalazione.

Ventilazione naturale

Negli edifici moderni ,che tendono ad essere progettati per essere completamente sigillati dall’esterno a meno che le finestre o altri ventilatori non siano aperti, problemi, come la condensa, possono verificarsi durante l’inverno quando le aperture sono chiuse. Di conseguenza, la “ventilazione a gocciolamento” o ventilazione “di fondo” tende ad essere fornita per garantire che ci sia sempre un livello adeguato di ventilazione. I ventilatori a gocciolamento possono essere bilanciati automaticamente, con la dimensione dell’area aperta a seconda della differenza di pressione dell’aria attraverso di essa.

È possibile, anche se relativamente complicato, includere il recupero di calore nei sistemi di ventilazione naturale in modo che durante le condizioni di raffreddamento, il calore recuperato dall’aria estratta venga utilizzato per preriscaldare l’aria fresca che entra nell’edificio.

Inoltre, la massa termica può essere utilizzata per preriscaldare l’aria di alimentazione.  A differenza della ventilazione meccanica o dei condizionatori d’aria, i metodi naturali non richiedono tubazioni o condotti che comportano spese extra e in alcuni casi rovinano anche l’estetica dell’edificio.

Tutto ciò che è naturale fa bene alla salute. Almeno, la maggior parte delle volte. Le grandi aperture non solo portano più aria naturale, ma anche più luce naturale, indispensabile per la nostra salute perché riduce la produzione di batteri nocivi, aumenta la vitamina B e D, migliora la circolazione, stimola il sistema immunitario, aumenta le endorfine e la serotonina e aiuta a regolare il ritmo circadiano del corpo. Con un’illuminazione diretta si vede chiaramente senza affaticare gli occhi e la luce naturale favorisce lo sviluppo della vista nei bambini.

In sintesi la ventilazione naturale dipende da fattori come:

  • Direzione del vento e orientamento dell’edificio

Nord-Est e Sud-Ovest sono generalmente considerati come la direzione dei venti. Pertanto, il posizionamento delle aperture dovrebbe essere fatto considerando queste direzioni

Il vento provoca una pressione positiva sul lato sopravvento e una pressione negativa sul lato sottovento degli edifici. Per equalizzare la pressione, l’aria fresca entrerà in qualsiasi apertura sopravvento e sarà esaurita da qualsiasi apertura sottovento. In estate, il vento viene utilizzato per fornire quanta più aria fresca possibile mentre in inverno, la ventilazione è normalmente ridotta a livelli sufficienti per rimuovere l’umidità in eccesso e gli inquinanti. Un’espressione per il volume del flusso d’aria indotto dal vento è:

Qwind = K x A x V,

dove Qwind = volume del flusso d’aria (m3/h)
A = area di apertura minore (m2)
V = velocità del vento esterno (m/h) K = coefficiente di efficacia

Il coefficiente di efficacia dipende dall’angolo del vento e dalla dimensione relativa delle aperture di entrata e di uscita. Si va da circa 0,4 per il vento che colpisce un’apertura con un angolo di incidenza di 45 ° a 0,8 per il vento che colpisce direttamente con un angolo di 90 °.

  • Topografia

Una topografia irregolare può ostacolare il movimento del vento a causa del quale il posizionamento, le dimensioni e i tipi di aperture possono essere modificati.

  • Vegetazione / Paesaggio

Avere più vegetazione raffredda sicuramente l’ambiente circostante e assorbe il rumore. Ma, oltre a questi, gli alberi fungono anche da fonte di capelli freschi.

  • Dimensioni e tipi di aperture

Evitare il posizionamento parallelo di prese e uscite e partizioni vicino alle prese. Le finestre apribili sono più efficienti in quanto potrebbero essere chiuse e aperte ogni volta che è necessario. I pannelli di vetro potrebbero essere utilizzati per le persiane per ottenere la luce solare anche mentre le persiane sono chiuse.

La ventilazione negli edifici è spesso contemplata nei regolamenti edilizi, che includono  gli standard per la ventilazione e la qualità dell’aria per tutti gli edifici e i requisiti per la prevenzione della condensa. E’ sempre bene verificarne i contenuti.

La ventilazione naturale è un valido alleato nella riduzione del consumo di risorse: oltre a rispondere alle esigenze di comfort termico negli ambienti confinati in periodo di surriscaldamento, la ventilazione naturale può sensibilmente ridurre, se non annullare, il ricorso ad impianti tecnologici per il raffrescamento (ad esempio, condizionatori e ventilatori), i quali comportano consistenti consumi energetici prevalentemente derivati da fonti fossili. In particolare, alle latitudini dei paesi MED, una corretta progettazione che consideri le tecniche di ventilazione naturale è in grado, di norma, di garantire idonee condizioni di comfort estivo. Queste considerazioni acquistano ancora maggiore rilevanza se si pensa che negli ultimi decenni i consumi per il raffrescamento degli edifici sono aumentati drammaticamente sia nei paesi mediterranei sia in quelli del centro e del nord Europa. In particolare, alcuni studi commissionati dall’Unione Europea, come “Energy Efficiency and Certification of Central Air Conditioners” (EECCAC) e “Energy Efficiency of Room Air Conditioners” (EERAC), hanno previsto che in 15 paesi dell’Unione Europea, fra cui l’Italia, i consumi per il raffrescamento degli edifici fra il 1990 e il 2020 aumenteranno di quattro volte.

La ventilazione naturale partecipa notevolmente alla riduzione dei carichi ambientali: infatti il ricorso a sistemi di raffrescamento passivo, fra cui la ventilazione naturale, contribuisce ad una riduzione delle emissioni inquinanti derivanti dall’impiego di fonti fossili (si pensi che un impianto di condizionamento dell’aria in funzione è in grado di emettere circa 17 kg di CO2 l’anno per ogni metro quadrato raffreddato). Inoltre, limitando l’uso di condizionatori si riduce l’immissione di calore nell’ambiente esterno, derivante dal funzionamento degli stessi e responsabile del surriscaldamento dell’atmosfera, con conseguente effetto serra (a fronte di una temperatura interna fra 13° e 15°C, l’aria espulsa dalla macchina verso l’esterno può raggiungere i 45°C).
Ad oggi le strategie per il controllo della ventilazione naturale, se accuratamente pensate sin dalla fase metaprogettuale e quindi concepite in maniera integrata con l’organismo edilizio, non richiedono dispendiose soluzioni di adattamento tecnico-morfologico e possono così rappresentare un’efficace soluzione di risparmio energetico durante la vita dell’edificio.
Anche i relativi dispositivi tecnologici possono assolvere alle loro consuete funzioni senza ricorrere a componenti elettronici.
È bene comunque che, al fine di un efficace funzionamento dell’apparato tecnologico, si svolgano preventivamente analisi bioclimatiche sul sito dell’intervento (al fine di individuarne i caratteri microclimatici e fisico-ambientali fondamentali) ed analisi prestazionali di simulazione sul progetto (per la verifica degli effettivi flussi d’aria e calore attraverso l’edificio e l’interazione con altri fenomeni, come i processi di irraggiamento da e verso l’esterno).

Ma c’è di più! Infatti nei periodi di surriscaldamento, un’efficace ventilazione naturale può assolvere alle richieste di comfort termico degli ambienti confinati, controllando alcuni parametri come l’umidità relativa, la temperatura e la velocità dell’aria (quest’ultima se non valutata attentamente può dare origine a sensazioni di discomfort immediate). Inoltre, la stessa ventilazione naturale influisce sulla qualità dell’aria interna e quindi sulle condizioni di salute degli individui (in particolare, deve essere garantito un adeguato numero di ricambi d’aria ed eventualmente un trattamento dell’aria in ingresso quando all’esterno si rilevino forti livelli di inquinamento).
Il passaggio d’aria attraverso gli ambienti confinati favorisce poi la tutela del manufatto edilizio al suo interno, evitando ad esempio fenomeni di degrado legati ad un eccesso di umidità relativa interna (comparsa di muffe in corrispondenza dei ponti termici, etc).
Si ricorda, inoltre, che rispetto ai sistemi di raffrescamento attivo, il risparmio energetico ottenuto corrisponderà evidentemente ad un minor dispendio economico.
Infine, si auspica che la complessa questione del controllo endoclimatico negli ambienti costruiti possa rappresentare un nuovo stimolo all’approccio progettuale, a favore dell’integrazione architettonica dell’apparato tecnologico, diversamente da quanto purtroppo finora accaduto per gli impianti di climatizzazione.

La ventilazione è essenziale per mantenere una buona qualità dell’aria“, ha affermato Brett Singer, autore principale dello studio e capo del Berkeley Lab’s Indoor Environment Group. “Ma se stai riscaldando sopra la testa e sotto i piedi senza mescolare intenzionalmente l’aria nella stanza, non otterrai il pieno beneficio della ventilazione”.

PUNTI DI DEBOLEZZA/SVANTAGGI
Chiaramente non tutto può essere applicato ovunque, ad esempio la ventilazione naturale trova difficoltà di integrazione architettonica: si possono riscontrare sia in corrispondenza dell’involucro edilizio, ovvero dei suoi componenti costruttivi “a vista”, sia in corrispondenza degli spazi interni abitabili.
In primo luogo, le strategie di ventilazione naturale sopra illustrate (legate all’effetto camino o alla pressione del vento) non comportano solitamente l’utilizzo di dispositivi tecnologici di rilevante impatto visivo. Tuttavia, i sistemi di smaltimento dei flussi d’aria calda in uscita (per effetto camino), piuttosto che quelli di captazione e regolazione delle correnti d’aria in entrata e della radiazione solare, possono richiedere l’impiego di serramenti esterni non convenzionali (incluse le chiusure oscuranti). Nel caso di realizzazioni ex novo in aree urbane di particolare pregio storico-architettonico e paesaggistico, tali sistemi tecnologici possono quindi presentare caratteristiche formali e tipologiche difficilmente integrabili nel contesto. In particolare, i soluzioni come i torrini di ventilazione (anticamente “torri del vento”) o i camini solari, che prevedono strutture emergenti dall’edificio per la captazione o la fuoriuscita di flussi d’aria, potrebbero mostrarsi scarsamente integrabili, dato il loro potenziale impatto visivo e l’assenza di simili elementi architettonici nelle costruzioni del luogo.

Ulteriori difficoltà di integrazione architettonica si possono manifestare sul piano della distribuzione e gestione degli spazi interni abitabili. Infatti, le strategie di ventilazione naturale richiedono necessariamente che il flusso d’aria sia “passante” attraverso gli ambienti confinati. Questo aspetto potrebbe condizionare perciò l’organizzazione interna dell’edificio, nella misura in cui limita le partizioni perpendicolari al flusso d’aria prevalente e colloca gli arredi in modo da non ridurne eccessivamente la velocità.

Per quanto riguarda gli interventi ex novo, la considerazione dei fattori microclimatici ed ambientali sin dalla fase metaprogettuale, insieme ad un accorto sviluppo dell’impianto volumetrico e spaziale dell’edificio, possono favorire l’integrazione architettonica di tutti quegli elementi edilizi e quei dispositivi tecnologici funzionali al raffrescamento passivo.

Alcune criticità inerenti l’applicazione dei criteri relativi alla ventilazione naturale, sono una fragile conoscenza culturale, oltre la normativa italiana non esaustiva, infatti ci sono indicazioni di massima, sulle possibili modalità di sfruttamento della ventilazione naturale per il miglioramento del microclima interno e la conseguente riduzione dei consumi per condizionamento, come indicato dalle direttive europee. La normativa nazionale suggerisce di utilizzare al meglio le condizioni ambientali esterne per favorire la ventilazione naturale (integrabile con sistemi di ventilazione meccanica, senza specificare le condizioni applicative. Le prescrizioni di carattere igienicosanitario dei Regolamenti edilizi comunali, inerenti l’aerazione dei locali abitabili, impongono il soddisfacimento del rapporto aeroilluminante (che indica la superficie finestrata pari – solitamente – ad un ottavo della superficie di pavimento del locale) con sintetici cenni allo sfruttamento della ventilazione naturale per l’aerazione degli ambienti interni. Nella realtà non sempre questo criterio (fondato sulla descrizione di elementi) può essere soddisfacente, si pensi ad esempio alle aperture dei locali collocati ai piani bassi degli edifici o aventi una ridotta distanza libera rispetto agli altri elementi urbani limitrofi. Anche la limitazione progettuale può comportare il soddisfacimento degli apporti di luce ed aria a partire da un unico parametro complessivo. Appare evidente, perciò, come questo genere di problematiche possa essere superato attraverso una riformulazione dei parametri prescrittivi in senso prestazionale e non più oggettuale-descrittiva.

ASPETTI NORMATIVI E REGOLAMENTARI
Principali Direttive comunitarie / Leggi e Decreti nazionali
Directive 2002/91/EC of the European Parliament and of the Council of 16 Dec 2002 on the energy performance of buildings;
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2003:001:0065:0071:IT:PDF

Directive 2006/32/EC of the European Parliament and of the Council of 5 April 2006 on energy end use efficiency and energy services and repealing Council Directive 93/76/EEC
(Text with EEA relevance);
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2006:114:0064:0064:IT:PDF.

Directive 2009/28/EC of the European Parliament and of the Council of 23 April 2009 on the promotion of the use of energy from renewable sources and amending and subsequently repealing Directives 2001/77/EC and 2003/30/EC;
http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2009:140:0016:0062:it:PDF.

D.Lgs. 192/05: Decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192 – Attuazione della Direttiva 2002/91/CE relativa al rendimento energetico in edilizia -Gazzetta ufficiale 23 settembre 2005, n. 222 – Supplemento ordinario n. 158;
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/05192dl.htm.

D.Lgs. 115/08: Decreto legislativo 30 maggio 2008, n. 115 – Attuazione della direttiva 2006/32/CE relativa all’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici e abrogazione della direttiva 93/76/CEE;
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/deleghe/08115dl.htm.

D.P.R. 59/09: Decreto del Presidente della Repubblica 2 aprile 2009, n. 59 – Regolamento di
attuazione dell’articolo 4, comma 1, lettere a) e b) del D.Lgs. 19/08/2005 n. 192, concernente attuazione della direttiva 2002/91/CE sul rendimento energetico in edilizia; in particolare: articolo 4. Criteri generali e requisiti delle prestazioni energetiche degli edifici e
degli impianti; http://efficienzaenergetica.acs.enea.it/doc/dpr_59-09.pdf.

– La Norma UNI 10339, in fase di revisione, specificava che il fabbisogno minimo negli edifici residenziali fosse di 0,3 ricambi d’aria ogni ora, senza specificare il tasso di occupazione dell’edificio. Ad esempio, nel rispetto della norma, un’abitazione di 200 mq occupata da una sola persona, ha maggiori necessità di ventilazione rispetto ad un’altra di 60 mq, occupata da quattro persone.

– La Norma UNI EN 15251, finalizzata alla definizione dei parametri energetici e della qualità dell’aria interna degli edifici, stabilisce valori di ricambio d’aria variabili fra 0,5 e 0,7 ricambi/ora, in funzione degli ambienti e della loro occupazione.

– La norma americana ASHRAE 62, stabilisce invece un valore minimo di ventilazione per ciascun individuo presente nel locale abitativo di 7,5 litri al secondo, pari a 27 m³/h per occupante.

Evoluzione della normativa

ANNOLEGGINORME
1896Istruzioni Ministeriali 20.06.1896
Indicazioni generiche sulla ventilazione e sulla realizzazione dei controsoffitti “per impedire la troppo diretta influenza delle variazioni di temperatura”
 
1975DM Sanità 5.07.1975
Art. 4 comma 3: nelle condizioni di occupazione e di uso degli alloggi, le superfici interne delle parti opache delle pareti non debbono presentare tracce di condensazione permanente
 
1991Legge 10
Norme per l’attuazione del Piano energetico nazionale in materia di uso nazionale dell’energia, di risparmio energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabili di energia articoli da 1 a 22
 
1993DM 13.11.1993
Propone il modello di scheda per la relazione tecnica (convenzione t = 20°C e UR = 50%
 
1999 UNI 10530
Prescrizione di una metodologia di calcolo per evitare il rischio di formazione di muffa e condensa
2003 UNI EN ISO 13788
Integrazione del metodo di calcolo per evitare il rischio di muffa e condensa
2005DLgs 192/05
Obbligo della verifica dell’assenza di condensazione superficiale
 
2009DPR 59/09
Integrazione della 192/05
 
2013 Modifica e integrazione della UNI EN ISO 13788
2015DM 26.06.2015
Obbligo della verifica dell’assenza di rischio muffa
 

(1) Questo metodo si basa sul fatto che l’aria più fredda è leggera e l’aria calda e viziata è più pesante. Le aperture ricettive sono date sui lati inferiori nelle direzioni del vento e per l’uscita, le aperture sono date sul lato superiore. Questa disposizione spinge fuori l’aria viziata dallo spazio ogni volta che l’aria fresca viene aspirata verso l’interno. Un’espressione per il flusso d’aria indotto dall’effetto stack è: Qstack = Cd*A*[2gh(Ti-To)/Ti]^1/2,

dove
Qstack = volume della velocità di ventilazione (m3/s)
Cd = 0,65, un coefficiente di scarica.
A = area libera di apertura dell’ingresso (m2), che equivale all’area di apertura dell’uscita.
g =9,8 (m/s2) l’accelerazione dovuta alla gravità h = distanza verticale tra i punti medi di ingresso e di uscita (m)
Ti = temperatura media dell’aria interna (K), si noti che 27°C = 300 K. To = temperatura media dell’aria esterna (K)

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