NASCONO LE GREEN COMMUNITIES PER RIPOPOLARE LA MONTAGNA. FONDAMENTALE IL RUOLO DEI TECNICI SPECIALIZZATI PER RIQUALIFICARE

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30 aree montane italiane finanziate dal PNRR con 135 milioni di euro: opportunità per i tecnici per riqualificare i luoghi abbandonati

Si chiamano “Green Communities”, comunità locali che promuovono la sostenibilità energetica, ambientale e sociale. Un modo per salvare montagne e valli dallo spopolamento e quindi preservare i territori.

Le comunità verdi sostenibili sono progettate per essere rispettose dell’ambiente ed efficienti sotto il profilo delle risorse. I tecnici del settore edile sono chiamati a mettere in campo pratiche di costruzione sostenibili che riducono l’impatto negativo degli edifici sull’ambiente, garantendo il riuso dell’ acqua e la produzione di elettricità riducendo l’impronta di carbonio, il che a sua volta significa bollette più basse. Ma saranno in grado di riutilizzare i materiali edili locali per salvaguardare le caratteristiche zonali, senza perdere il valore delle radici. Materiali sani, tecniche adeguate, intonaci tradizionali per garantire la giusta traspirabilità, tecniche antiche rivisitate che tengono conto della ventilazione e di tutte quelle caratteristiche che concorrono alla realizzazione di parchi urbani sostenibili e salubri.

Nelle Green Communities si costruiscono strategie per la gestione integrata e certificata del patrimonio forestale, anche tramite lo scambio dei crediti derivanti dalla cattura dell’anidride carbonica, la gestione della biodiversità e la certificazione della filiera del legno. E tanto altro. Foreste, Acqua, Energie, Agricoltura, Turismo, Start-up, nuove filiere. Sono strategie vere, sostenbili e chiare, che richiedono competenze specifiche e innovative, che coinvolgono cittadini, imprese, tecnici, gli Enti montani, i Comuni.

Per ripopolare le zone abbandonate, arriva anche il supporto per gli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, che svolgono il proprio mestiere in montagna.

Favorire la nascita e la crescita di 30 Green Communities, cioè comunità locali coordinate e associate tra loro che vogliono realizzare insieme piani di sviluppo sostenibili dal punto di vista energetico, ambientale, economico e sociale è una opportunità per molti, aumentando anche la rinascita di molte realtà territoriali, che contribuiscono alla riscoperta di luoghi e tradizioni con una attrattiva turistica, la produzione artigianale e di prodotti locali favorendo la filiera corta, e non meno importante un contributo per decongestionare le città e ridurre l’inquinamento. Le comunità verdi sono pianificate, progettate e create per contribuire a ristabilire l’equilibrio degli ecosistemi.

Le Green Communities aprono un nuovo percorso “di comunità vive” nelle quali la montagna gioca una partita fondamentale della sua storia, stringendo un nuovo patto con le aree urbane e metropolitane che vedono al centro le politiche per l’ambiente, l’uso sostenibile delle risorse naturali, il pagamento dei servizi ecosistemici, nuove agricoltura, start-up, turismo. Si cresce insieme, comunità e ambiente. Si cammina insieme affinché nessuno venga lasciato indietro. Solo così si vince la sfida del futuro. Le Green communities sono entrate nella legge 221/2015.

L’articolo 72 della 221/2015 e così la Misura del PNRR nella Missione 2, danno un perimetro chiaro di azione. Per essere ancora più chiari: “La strategia nazionale delle Green Communities” individua il valore dei territori rurali e di montagna che intendono sfruttare in modo equilibrato le risorse principali di cui dispongono, tra cui in primo luogo acqua, boschi e paesaggio, e aprire un nuovo rapporto sussidiario e di scambio con le comunità urbane e metropolitane, in modo da poter impostare, nella fase della green economy, un piano di sviluppo sostenibile non solo dal punto di vista energetico, ambientale ed economico nei seguenti campi:

  a) gestione integrata e certificata del patrimonio agro-forestale, anche tramite lo scambio dei crediti derivanti dalla cattura dell’anidride carbonica, la  gestione della biodiversità e la certificazione della filiera del legno;

  b) gestione integrata e certificata delle risorse idriche;

  c) produzione di energia da fonti rinnovabili locali, quali i microimpianti idroelettrici, le biomasse, il biogas, l’eolico, la cogenerazione e il biometano;

  d) sviluppo di un turismo sostenibile, capace di valorizzare le produzioni locali;

  e) costruzione e gestione sostenibile del patrimonio edilizio e delle infrastrutture di una montagna moderna;

  f) efficienza energetica e integrazione intelligente degli impianti e delle reti;

  g) sviluppo sostenibile delle attività produttive (zero  waste production);

  h) integrazione dei servizi di mobilita’;

  i) sviluppo di un modello di azienda agricola sostenibile che sia anche energeticamente indipendente attraverso la produzione e l’uso di energia da fonti rinnovabili nei settori elettrico, termico e dei trasporti.

Le risorse economiche – 135 milioni di euro – del PNRR sono motore della Strategia.

Circa l’80% dell’energia generata oggi nel mondo proviene da combustibili fossili. L’inquinamento risultante ha portato a enormi problemi per l’ambiente, come un aumento dei gas serra e i disastri ecologici associati alle fuoriuscite di petrolio e all’estrazione mineraria. Il mondo ha bisogno di energia, ma ci sono risorse diverse dai combustibili fossili che possono generare energia e questo le comunità energetiche lo hanno capito e stanno affrontando in tutto il mondo le problematiche. Le risorse energetiche rinnovabili infatti possono essere impiegate per generare energia, e sono ovunque. Le comunità di tutto il mondo stanno esaminando metodi diversi e più ecologici per generare e conservare energia. Questi sono solo alcuni:

  • Vento
  • Solare
  • Energia idroelettrica
  • Bioenergia
  • Oceano
  • Geotermico
  • Idrogeno

Il vantaggio di questi metodi, oltre ad essere auto-rinnovanti, è che sono relativamente puliti. Uno degli svantaggi è che produrre un output coerente può essere complicato. In un giorno fermo, l’elica di una turbina eolica non gira, quindi non viene generata energia. Lo stesso vale per l’energia solare quando è nuvoloso. Un altro problema è che alcuni di questi metodi si basano sulla presenza di caratteristiche geologiche, come l’oceano o un punto ventoso, per funzionare.

Le “Terre del Monviso” in Piemonte. “La montagna del Latte” in Emilia Romagna. Il “Parco regionale Sirente Velino” in Abruzzo. Queste le prime tre Green communities che nasceranno in Italia grazie ai fondi della NextGenerationEU, con uno stanziamento di 6 milioni di euro. Seguiranno altre 27 comunità verdi selezionate tramite bando.

Le comunità verdi hanno le loro radici normative nella legge di Stabilità del 2016 ma è solo con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) che si è passati alla pratica. La Missione “Rivoluzione Verde e Transizione ecologica” del PNRR dedica, infatti, a questa iniziativa una specifica linea di investimento. 135 milioni di euro con cui sostenere il progetto e garantire una transizione equa e inclusiva per le piccole comunità locali.

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