GAS RADON: NUOVE COMPETENZE PER I TECNICI DELLA CASA

radon negli edifici

Vi annunciamo, che in Italia il Nuovo Decreto Legislativo, che sta per essere licenziato questo mese in recepimento della Direttiva 2013/59/Euratom, pubblicata sulla G.U.U.E. L-13 del 17/1/2014, prevede il limite di 300 Bq/m³ di concentrazione del gas Radon nell’edilizia residenziale, mentre nei nuovi edifici dal 2024 il limite è di 200 Bq/m³. Laddove questi limiti siano superiori occorre pianificare interventi edili per la mitigazione del gas radon, pena la sospensione dell’agibilità negli edifici adibiti al pubblico. L’attività edilizia prevista dal Superbonus è una occasione per verificare e bonificare gli immobili. Il gas Radon è la seconda causa di morte per il cancro del polmone dopo il fumo.

L’Italia, è tra i 9 Paesi più radioattivi al mondo e in quasi tutte le regioni è stata riscontrata la presenza del gas radon.   Il pericolo per la salute dell’uomo viene non tanto dal radon in sé, ma dai suoi prodotti di decadimento che, essendo elettricamente carichi, si attaccano al particolato dell’aria e penetrano nel nostro organismo tramite le vie respiratorie. Quando questi elementi “figli” si attaccano alla superficie dei tessuti polmonari, continuano a decadere e a emettere particelle alfa che possono danneggiare in modo diretto o indiretto il Dna delle cellule.

Se il danno non è riparato correttamente dagli appositi meccanismi cellulari, può evolversi dando origine a un processo cancerogeno. L’Istituto Superiore di Sanità ha stimato che in Italia il numero di casi di tumore polmonare attribuibili all’esposizione al radon è compreso tra 1.000 e 5.500 ogni anno.

Normalmente la principale fonte di radon è il suolo. In dipendenza dei meccanismi di diffusione del radon dal suolo, i locali degli edifici collocati nei seminterrati o al pianterreno sono in genere quelli particolarmente interessati dal fenomeno. In certi casi anche l’utilizzo di determinate lave, tufi, pozzolane e di alcuni graniti nella costruzione o nei rivestimenti interni, così come la presenza di acque sorgive ad alto contenuto di radon, può contribuire ad incrementare la concentrazione di radon indoor.In questo caso le concentrazioni medio alte di radon non si presenteranno necessariamente al piano più basso, ma potrebbero riguardare gli ambienti nei quali sono stati utilizzati tali materiali o è usata l’acqua.

Le azioni di mitigazione della presenza di gas radon nelle costruzioni

Negli edifici che non hanno il vespaio, ma le fondazioni a platea il modo migliore per gestire il gas radon è la depressurizzazione del suolo. L’impianto è costituito da un pozzetto di estrazione, collegato ad una tubazione di trasporto e scarico del gas nell’ambiente esterno; l’aria all’interno del pozzetto viene continuamente aspirata in modo passivo o per mezzo di un aspiratore elettromeccanico. L’efficacia di questo sistema può essere compromessa dalla presenza di un terreno altamente permeabile, che impedisce la formazione di una sufficiente depressurizzazione nella cavità del pozzetto di estrazione.

La depressurizzazione del suolo può funzionare in modo passivo durante la stagione fredda solo se il passaggio delle tubazioni di estrazione dell’aria avviene all’interno dell’edificio. Se ciò non è possibile e la tubazione è esterna l’effetto della differenza di temperatura è in alcuni casi invertito e di norma il sistema necessita di estrazione forzata dell’aria. Quando il suolo si lascia attraversare facilmente dall’acqua, si ricorre alla pressurizzazione del terreno, immettendo nel sottosuolo l’aria prelevata dall’interno dell’edificio per mezzo di un ventilatore, creando così una sovrappressione, che contrasta l’infiltrazione del radon all’interno dell’edificio e al contempo diluisce la concentrazione del gas nel suolo stesso.

L’impiego di aria interna in luogo di quella esterna evita la possibilità di gelare il terreno soggiacente l’edificio, soprattutto durante l’inverno, con possibili ripercussioni sulla stabilità della costruzione. D’altronde l’immissione nel sottosuolo di aria calda e umida dello stabile può creare condense e la risalita di umidità. La pressurizzazione è molto limitativa, infatti, richiede che sia le porte, sia le finestre del livello inferiore della costruzione, debbano essere tenute costantemente chiuse, con un conseguente inutilizzo della superficie ad uso abitativo. Questa tecnica di mitigazione è relativamente nuova e gli effetti non possono ancora essere certificati a causa della limitata casistica: nei casi sperimentati in Norvegia e in Alto Adige l’efficacia si è comunque dimostrata elevata (50%-99%), consentendo un risanamento soddisfacente non ottenuto con altri metodi.

Per affrontare l’attività, è necessario un Corso di formazione di almeno 20 ore.

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