LA RIFORMA DEGLI ITS E’ LEGGE

La riforma degli ITS è legge, le novità: si chiameranno Istituti Tecnologici Superiori e raddoppieranno gli iscritti

ITS

Dopo una decina d’anni di sperimentazione di successo gli Its, gli Istituti tecnologici superiori, fanno il salto di qualità tanto atteso, confermandosi, in Italia, il canale strutturale di offerta formativa non accademica subito professionalizzante. Gli Istituti Tecnici Superiori – ovvero quei percorsi post diploma, alternativi all’università, pensati per formare professionalità particolarmente ambite dal tessuto produttivo del nostro Paese – stanno per cambiare volto. La nuova legge mira a un profondo restyling del “sistema”, ponendo particolare attenzione al potenziamento del modello formativo, all’integrazione di questi percorsi con il ciclo di lauree universitarie professionalizzanti e all’ulteriore rafforzamento del rapporto con le imprese. Una riforma che prenderà corpo grazie allo stanziamento di 1,5 miliardi di fondi derivanti dal PNRR e che punta ad accrescere il ruolo degli ITS nel panorama formativo italiano. Arrivando a raddoppiare il numero degli attuali iscritti, ottenere la diffusione della cultura scientifica e tecnologica, con un forte orientamento all’innovazione: questi sono i punti cardine di quelli che, dopo l’entrata in vigore della legge, si chiameranno Istituti Tecnologici Superiori, anche detti ITS Academy. Ma se cambia il nome dei percorsi, la loro missione rimane intatta: “potenziare e ampliare la formazione professionalizzante di tecnici superiori con elevate competenze tecnologiche e tecnico-professionali”. Gli ITS assumono così un’accezione più specifica nell’ambito della valorizzazione delle competenze tecniche e professionali, prevedendo aggiornamenti costanti anche per i docenti delle discipline scientifiche e tecnologiche. Inoltre, le varie strutture, avranno in futuro la possibilità di poter stringere “patti federativi” con le universitarie, al fine di promuovere ulteriori opportunità di formazione, rendendo l’offerta ITS ancora più ricca.

Tra i vari aspetti a cui la legge appena approvata ha messo mano, viene previsto che gli stage aziendali e i tirocini formativi – già molto presenti nei percorsi ITS  – saranno obbligatori almeno per il 35% della durata del monte orario complessivo previsto dai vari “diplomi”. Tirocini che potranno essere svolti anche all’estero e che saranno sostenuti da borse di studio ad hoc. Inoltre, la docenza degli Istituti Tecnologici Superiori dovrà arrivare per almeno il 60% delle ore complessive dal mondo del lavoro, per dare una connotazione ancora più “pratica” ai percorsi. Mentre il sistema di monitoraggio e valutazione del sistema. ITS Academy sarà realizzato congiuntamente dal ministero dell’Istruzione e dal ministero dell’Università e della ricerca, con la possibilità di avvalersi di enti pubblici vigilati o controllati, ossia riconosciuti a livello nazionale per le attività di valutazione della formazione superiore.

La rivoluzione delle aree tecnologiche: dalla mobilità alla comunicazione

Dal punto di vista pratico, la riforma investirà anche i settori tecnologici proposti nell’offerta formativa degli ITS. Quelli già in essere sono attualmente 6: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie della vita, nuove tecnologie per il made in Italy (con le sue sotto-articolazioni), tecnologie innovative per i beni e le attività culturali e tecnologie dell’informazione e della comunicazione. Nell’ottica di una risposta concreta alle sfide del prossimo futuro, il MI dovrà però individuare nuove aree tecnologiche afferenti all’offerta ITS Academy, rivolgendo particolare attenzione alla transizione digitale e alla transizione ecologica.

Soprattutto quest’ultima, porterà con sé diversi rami da rivoluzionare, dove introdurre nuove figure professionali specializzate. Il disegno di legge individua, poi, interventi su altre aree tematiche altrettanto importanti, che vanno dalle nuove tecnologie per il made in Italy – incluso l’alto artigianato artistico – alle nuove tecnologie della vita; passando per le tecnologie per il turismo e l’edilizia, e fino ad arrivare alle sfide digitali riguardanti la comunicazione e l’informazione.

Sarà un decreto del Ministero dell’Istruzione, da adottare entro 90 giorni dalla data di entrata in vigore del provvedimento, a individuare una serie di aree tecnologiche che dovranno fare riferimento ad ambiti come transizione ecologica o transizione digitale.

Rimangono comunque intatti i livelli dei percorsi formativi, a seconda del quadro europeo delle qualifiche (European Qualification Framework – EQF), che saranno di due tipologie: quelli di quinto livello EQF, di durata biennale, e quelli di sesto livello EQF, di durata triennale. E si articoleranno in semestri comprendenti ore di attività teorica, pratica e di laboratorio.

Previsto anche un credito d’imposta al 30% per le imprese che decideranno di investire negli ITS. Una quota che sale al 60% se l’erogazione avviene nelle province in cui il tasso di disoccupazione è superiore a quello medio nazionale.

Imprese perno degli Its

Almeno sotto quattro punti di vista. Primo: la docenza dovrà arrivare «per almeno il 60% del monte ore complessivo» dal mondo del lavoro. Secondo: stage e tirocini aziendali, quindi “pratica sul campo”, dovranno rappresentare «almeno il 35%» della durata del percorso, e potranno essere svolti anche all’estero e sostenuti da adeguate borse di studio. Terzo: la presidenza della Fondazione Its è, di norma, «espressione delle imprese fondatrici e partecipanti» (gli Its a guida imprenditoriale sono da sempre i più performanti). E quarto: per le aziende che investono negli Its è previsto un credito d’imposta del 30%, che sale al 60% se l’erogazione è fatta nelle province con maggior tasso di disoccupazione.

Gli Its oggi sono 121, frequentati da 21mila studenti, e anche durante la pandemia si sono confermati passepartout per il lavoro, come confermato dall’ultimo monitoraggio Indire: l’80% dei diplomati ha trovato un impiego a un anno dal diploma, e nel 91% dei casi in un’area coerente con il percorso di studi svolto (il tasso di occupazione raggiunge punte del 90-100% in moltissimi territori). La riforma spinge inoltre sull’orientamento per far conoscere queste realtà formative d’eccellenza (purtroppo spesso sconosciute a docenti, famiglie, studenti) e per promuovere scambi di buone pratiche. Sono previste campagne informative, attività orientative ad hoc a partire dalla scuola secondaria di primo grado, anche per favorire l’equilibrio di genere nelle iscrizioni. Vengono costituite “reti di coordinamento di settore e territoriali” per condividere laboratori e favorire gemellaggi tra Fondazioni di regioni diverse.

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