AFFITTI: AGGIORNATI GLI INDICI ISTAT PER LA RIVALUTAZIONE DEI CANONI

L’aggiornamento annuale dei canoni di locazione continua a essere strettamente legato all’andamento dell’inflazione rilevata dall’ISTAT attraverso l’indice FOI (Famiglie di Operai e Impiegati) al netto dei tabacchi. Gli ultimi dati disponibili evidenziano una crescita dell’indice che si riflette sugli adeguamenti dei contratti che prevedono una specifica clausola di rivalutazione.
Quale indice si applica
Per la rivalutazione degli affitti il parametro di riferimento è l’indice FOI al netto dei tabacchi, pubblicato mensilmente dall’ISTAT. I dati relativi a settembre 2026 indicano una variazione annua del 4,0%, valore utilizzato per gli adeguamenti dei canoni laddove contrattualmente previsti.
Quando è possibile aumentare il canone
L’adeguamento ISTAT non è automatico. Per poter essere applicato è necessario che il contratto di locazione contenga una specifica clausola che ne disciplini modalità e misura. In assenza di tale previsione il locatore non può richiedere alcun aumento legato all’inflazione. Inoltre, i contratti assoggettati al regime della cedolare secca restano esclusi dalla rivalutazione per tutta la durata dell’opzione fiscale.
Come funziona il calcolo
L’incremento viene determinato applicando al canone la variazione percentuale dell’indice FOI prevista dal contratto. Nei contratti abitativi a canone libero l’adeguamento può arrivare fino al 100% della variazione dell’indice, mentre nelle locazioni commerciali, nei casi previsti dalla normativa, può essere applicato fino al 75%.
Esempi pratici
Con l’attuale variazione annua del 4,0%, un canone abitativo di 800 euro mensili può aumentare fino a 32 euro al mese, raggiungendo 832 euro. Nel caso di un contratto commerciale con adeguamento al 75%, l’incremento sarebbe di 24 euro mensili, con un nuovo canone pari a 824 euro.
Anche per canoni più elevati l’impatto risulta significativo: un affitto di 1.200 euro può salire a 1.248 euro con adeguamento pieno, mentre un canone di 1.600 euro può raggiungere 1.664 euro mensili.
Un elemento da verificare nei contratti
L’aumento del canone dipende sempre dalle condizioni contrattuali sottoscritte dalle parti. Prima di procedere all’aggiornamento è quindi opportuno verificare la presenza della clausola di rivalutazione, la percentuale applicabile e il mese di riferimento previsto dal contratto, così da determinare correttamente l’importo dovuto.
*Fonte elaborata da dati ISTAT
