PNRR: 6,6 MILIONI DI NUOVI ALBERI NELLE CITTA’ ITALIANE PER LA SALUTE DEI CITTADINI, COMBATTERE L’INQUINAMENTO E I CAMBIAMENTI CLIMATICI

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Piantare 6,6 milioni di alberi entro il 2024 nelle 14 Città metropolitane italiane – 1.268 comuni in cui vivono più di 21 milioni di abitanti – per tutelare la salute dei cittadini, per contrastare l’inquinamento atmosferico, i cambiamenti climatici e la perdita di biodiversità, è l’obiettivo contenuto nel  Decreto del Ministro della Transizione ecologica n.493 del 30.11.2021, per la “Tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (M2C4 3.1).

Da Milano a Roma, passando per Torino, Napoli e Genova, questo è uno degli oltre 500 obiettivi che il nostro Paese ha fissato con l’Unione europea per ricevere nei prossimi cinque anni un totale di 191,5 miliardi di euro del “Piano nazionale di ripresa e resilienza” (Pnrr), finanziato con risorse europee per rilanciare l’economia italiana dopo la crisi causata dalla pandemia. L’obiettivo è quello di mitigare l’impatto dei cambiamenti climatici e i problemi legati all’inquinamento atmosferico, e ridurre la perdita di biodiversità. Con “foresta urbana” si fa generalmente riferimento a gruppi di alberi che sono collocati in aree urbane o limitrofe alla città, lungo le strade o in parchi, giardini e zone attualmente abbandonate. Per avere un ordine di grandezza del progetto, stiamo parlando di una superficie pari a oltre 9 mila campi da calcio, con un albero piantato ogni nove cittadini residenti in Italia. Secondo le stime del Ministero della Transizione ecologica (Mite), le 14 città metropolitane che saranno coinvolte raggruppano quasi 1.268 comuni, con una popolazione complessiva di 21 milioni di persone sul 15,5% del territorio nazionale. Oltre al Mite e alle 14 città metropolitane, nell’iniziativa sono coinvolte altre istituzioni, tra cui l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e il Comando unità forestali ambientali e agroalimentari dell’Arma dei Carabinieri.

Il criterio ispiratore del lavoro è “piantare l’albero giusto al posto giusto”, tenendo conto delle specificità territoriali. I cambiamenti climatici favoriscono l’aumento e la diminuzione delle temperature .Quando fa troppo caldo o fa troppo freddo si muore di più. I cambiamenti climatici determinano un aumento dei livelli di ozono e del particolato fine determinando un aumento della mortalità. L’inquinamento dell’aria ha effetti acuti negli asmatici e provoca bronchite cronica, broncopneumopatia cronica ostruttiva (bpco) e tumore al polmone.

Le scadenze in arrivo

Nel cronoprogramma del Pnrr, due traguardi intermedi scandiscono l’obiettivo generale di piantare almeno 6,6 milioni di alberi entro il 2024. Un traguardo è stato fissato per la fine del 2022 e prevede di piantare almeno un milione e 650 mila alberi. Un altro traguardo, fissato per la fine del 2021, è stato raggiunto lo scorso 30 novembre, con l’approvazione del ministro della Transizione ecologica del “Piano di forestazione urbana ed extraurbana”. Questo testo è il quadro di riferimento tecnico-scientifico che andrà rispettato a livello nazionale per il raggiungimento del traguardo finale fissato dal Pnrr. Se gli impegni con l’Ue non saranno rispettati, l’Italia correrà il rischio di vedersi bloccare l’erogazione di una parte dei fondi, in particolare la rata prevista per la seconda metà del 2024.

Sul fronte della forestazione urbana, i progetti finanziati dal Pnrr seguiranno infatti la strada già tracciata dal cosiddetto “decreto Clima”, approvato nel 2019. In totale quel decreto aveva già stanziato circa 33 milioni di euro, per gli anni 2020 e 2021, finanziando la messa a dimora di oltre 365 mila alberi (il piano è un po’ in ritardo: la graduatoria dei progetti vincitori per il 2021 è uscita a metà dicembre scorso). In base al cronoprogramma del Mite, le risorse già stanziate e gli alberi finanziati rientreranno (pag. 69-71) nel computo per il raggiungimento del traguardo finale. Ora il Pnrr promette comunque di fare quasi venti volte tanto – 6,6 milioni di alberi contro 365 mila – di qui al 2024.

Il piano non prevede interventi solo sui territori urbani, ma anche nelle zone limitrofe alla città e nelle zone extraurbane. Tra gli interventi finanziabili, potranno essere incluse aree “recentemente incendiate” e le “aree agricole intensive”. Inoltre, tra le mille piante per ettaro da piantare potranno essere considerati non solo gli alberi, ma anche gli “arbusti sempreverdi”, perché secondo il piano del ministero “possono concorrere in modo significativo alla rimozione del particolato”, ossia le polveri con un diametro inferiore al centesimo di millimetro.

Nelle zone urbane gli alberi possono essere un’utile misura di adattamento, per limitare le ondate di calore, per assorbire le piogge o per contenere l’inquinamento atmosferico. In città anche un piccolo numero di alberi può dare il proprio contributo, anche se la manutenzione deve essere qualificata e costante: le foreste urbane presentano infatti problemi relativi alla sicurezza, per esempio quelli relativi alla stabilità delle piante, che vanno continuamente monitorate, oltre la sostituzione degli alberi che non hanno attecchito.

Ripensare gli spazi urbani rendendoli più verdi, sostenibili e accessibili, aumentando le aree verdi pubbliche e assicurando un’adeguata manutenzione, significa comunque prendersi cura della salute di cittadine e cittadini e rendere le città più resilienti ai cambiamenti climatici in atto.  Nell’area Mediterranea, le ondate di calore sono diventate sempre più frequenti (nel periodo 1960 – 2017 le giornate di caldo estremo sono aumentate di 8-9 per ogni decennio) e maggiormente intense nelle aree urbane, dove si verifica il fenomeno dell’ “isola di calore”: le città, in conseguenza del consumo di suolo, presentano temperature dell’aria sia diurne che notturne superiori rispetto ad aree naturali circostanti fino a 12°C. Le chiome degli alberi garantiscono un confort termico che deriva sia dal diretto ombreggiamento delle superfici, sia dal processo di traspirazione. Inoltre, 1 ettaro di foresta urbana può rimuovere mediamente 17 kg/anno di PM10, e 35,7 kg/anno di ozono troposferico, mentre gli alberi di una foresta periurbana possono assorbire fino a 1005 kg/anno, per ettaro, di carbonio.” ha detto la Dottoressa Fusaro, ricercatrice dell’Istituto per la BioEconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR – IBE).

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