ISOLAMENTO IN CARTONGESSO: RISCHI, CONDENSA E PROBLEMI SECONDO LE NORMATIVE

L’isolamento termico dall’interno mediante sistemi a secco e contropareti in cartongesso è una soluzione frequentemente adottata negli interventi di riqualificazione energetica, soprattutto quando non è possibile intervenire sulla facciata dell’edificio.
La relativa semplicità di posa, la riduzione degli spessori rispetto ad alcune soluzioni tradizionali e la possibilità di integrare impianti e finiture rendono il cartongesso una tecnologia molto diffusa. Tuttavia, quando viene utilizzato come parte di un sistema di isolamento interno, è fondamentale considerare non soltanto la trasmittanza termica, ma anche il comportamento igrotermico dell’intera stratigrafia.
Il problema principale riguarda la gestione del vapore acqueo e dell’umidità all’interno della parete. Una soluzione apparentemente efficace dal punto di vista energetico può infatti determinare, se progettata o realizzata in modo non corretto, condizioni favorevoli alla condensazione interstiziale, alla formazione di muffe e alla perdita di prestazioni dell’isolante.
Isolamento interno: perché la progettazione igrotermica è fondamentale
Quando si applica uno strato isolante sul lato interno di una muratura esistente, cambia radicalmente la distribuzione delle temperature all’interno della parete.
La muratura esistente viene a trovarsi in condizioni termiche più fredde rispetto alla configurazione originale. Di conseguenza, anche la temperatura delle superfici interne degli strati retrostanti l’isolante può diminuire sensibilmente.
Se all’interno della stratigrafia penetra vapore acqueo in quantità significativa, può verificarsi il raggiungimento della temperatura di rugiada e quindi la formazione di acqua per condensazione.
Il fenomeno non è necessariamente visibile dall’ambiente interno: l’umidità può accumularsi dietro la controparete, nell’intercapedine o all’interno dell’isolante.
Nel tempo possono comparire:
- aumento del contenuto di umidità dei materiali;
- riduzione delle prestazioni termiche dell’isolante;
- degrado di alcuni componenti;
- formazione di muffe;
- alterazione degli intonaci e delle finiture;
- odori e peggioramento della qualità dell’ambiente interno;
- perdita di durabilità del sistema.
Per questo motivo il progetto di un isolamento interno non può limitarsi alla verifica della trasmittanza U.
Il calcolo di Glaser: cosa verifica realmente
Per la valutazione del rischio di condensazione interstiziale viene comunemente utilizzato il cosiddetto metodo di Glaser, richiamato dalla UNI EN ISO 13788:2013.
La norma fornisce metodi semplificati per valutare sia il rischio di condensazione superficiale e di crescita della muffa, sia il rischio di condensazione interstiziale dovuta alla diffusione del vapore acqueo.
Il metodo si basa su condizioni climatiche medie mensili e considera principalmente il trasporto del vapore per diffusione.
Questo punto è essenziale: un risultato positivo del calcolo di Glaser non equivale automaticamente alla dimostrazione che una parete sia esente da qualsiasi rischio di umidità.
La stessa UNI EN ISO 13788 precisa infatti che il metodo non considera diversi fenomeni fisici importanti, tra cui:
- il movimento dell’aria attraverso fessure e intercapedini;
- la variazione delle proprietà dei materiali in funzione dell’umidità;
- la capacità igroscopica dei materiali;
- la risalita capillare;
- il trasporto di acqua allo stato liquido.
La norma stabilisce quindi che il metodo semplificato è applicabile quando tali fenomeni possono essere considerati trascurabili.
Questa limitazione assume particolare rilevanza negli interventi su edifici esistenti, dove le murature possono presentare materiali porosi e igroscopici, discontinuità costruttive, ponti termici, infiltrazioni o umidità preesistente.
Barriera al vapore: una soluzione che deve essere progettata, non semplicemente aggiunta
Uno degli errori più frequenti consiste nel considerare la barriera al vapore come una soluzione universale al problema della condensazione.
In realtà, l’inserimento di uno strato fortemente resistente alla diffusione del vapore modifica il comportamento igrotermico della parete in entrambe le direzioni.
Una barriera può limitare il passaggio del vapore dall’ambiente interno verso la stratigrafia, ma contemporaneamente può ostacolare la possibilità che l’umidità eventualmente presente nella muratura venga smaltita verso l’interno.
La stessa documentazione tecnica collegata alla UNI EN ISO 13788 richiama la necessità di valutare con cautela l’adozione delle barriere al vapore, considerando anche il possibile peggioramento dell’asciugatura estiva e la presenza di umidità residua nella struttura.
Il principio progettuale corretto, quindi, non è:
“più barriera al vapore = meno problemi”
ma:
“la stratigrafia deve essere progettata in funzione del bilancio complessivo di calore e umidità”.
Il problema delle discontinuità nelle contropareti in cartongesso
Anche quando viene prevista una barriera o un freno al vapore, la sua efficacia dipende dalla continuità dello strato.
In una controparete reale sono presenti numerosi punti potenzialmente critici:
- giunti tra pannelli;
- collegamenti con pavimento e soffitto;
- raccordi con pareti laterali;
- attraversamenti impiantistici;
- scatole elettriche;
- tubazioni;
- fissaggi;
- aperture e discontinuità;
- raccordi con serramenti;
- connessioni con altri elementi dell’involucro.
Una barriera al vapore che non garantisca adeguata continuità e tenuta all’aria può perdere una parte significativa della propria efficacia.
Questo è particolarmente importante perché il trasporto di umidità non avviene soltanto attraverso la diffusione del vapore. L’aria umida può infatti attraversare fessure, discontinuità e intercapedini e trasportare quantità di umidità potenzialmente rilevanti.
La UNI EN ISO 13788 stessa segnala che il movimento dell’aria attraverso fessure o intercapedini non è rappresentato dal metodo semplificato e che, in determinate situazioni, il flusso d’aria dall’ambiente verso la struttura può costituire un meccanismo importante di trasporto dell’umidità.
Perché l’aumento dello spessore dell’isolante può modificare il rischio
Aumentare lo spessore dell’isolante interno consente generalmente di migliorare la prestazione termica della parete, ma non significa che il sistema diventi automaticamente più sicuro dal punto di vista igrotermico.
Con l’aumento dell’isolamento interno, la muratura esistente può raggiungere temperature inferiori durante il periodo invernale.
Di conseguenza, una quantità di umidità che in una parete poco isolata non determinava condizioni critiche può diventare problematica dopo l’inserimento di un isolamento interno più performante.
È quindi necessario verificare contemporaneamente:
- la trasmittanza termica della parete;
- le temperature interne degli strati;
- il rischio di condensazione interstiziale;
- la capacità della stratigrafia di asciugarsi;
- la presenza di ponti termici;
- la tenuta all’aria;
- le condizioni termoigrometriche interne;
- eventuali fenomeni di umidità preesistente.
Quando il calcolo di Glaser può non essere sufficiente
La UNI EN ISO 13788 è particolarmente importante proprio perché chiarisce i limiti del proprio metodo.
Quando il comportamento igrotermico della struttura è influenzato da fenomeni che il modello semplificato non rappresenta adeguatamente, può essere necessario ricorrere a una simulazione dinamica del trasporto di calore e umidità.
Il riferimento attuale è la UNI EN 15026:2023, che definisce i componenti del modello e i criteri per la simulazione numerica del trasferimento in regime dinamico di calore e umidità attraverso le strutture edilizie. La norma è in vigore dal 19 ottobre 2023.
Rispetto al metodo stazionario semplificato, una valutazione dinamica può considerare l’evoluzione nel tempo delle condizioni climatiche e dei fenomeni di accumulo e trasferimento dell’umidità.
Questo approccio risulta particolarmente interessante per gli interventi di isolamento dall’interno su murature esistenti, soprattutto quando sono presenti materiali igroscopici, strati con elevata resistenza al vapore, condizioni climatiche variabili o particolari configurazioni costruttive.
Isolamento interno e requisiti energetici: attenzione a non confondere prestazione termica e sicurezza igrotermica
La normativa energetica impone il rispetto di determinati requisiti prestazionali per gli interventi sull’involucro edilizio. Il quadro nazionale è stato definito, tra gli altri provvedimenti, dal Decreto 26 giugno 2015 sui requisiti minimi e sulle metodologie di calcolo delle prestazioni energetiche degli edifici.
Il quadro normativo è stato successivamente aggiornato: il Decreto 28 ottobre 2025 ha introdotto un aggiornamento del decreto del 26 giugno 2015.
È importante però distinguere due aspetti:
prestazione energetica e comportamento igrotermico sono correlati, ma non sono la stessa verifica.
Una parete può raggiungere una determinata trasmittanza termica e, contemporaneamente, richiedere una verifica più approfondita del rischio di umidità.
Per questa ragione il progetto di un isolamento interno deve essere sviluppato come verifica dell’intero pacchetto tecnologico e non come semplice scelta dello spessore dell’isolante.
I principali errori da evitare
Nella progettazione di un isolamento interno con cartongesso è opportuno evitare alcune semplificazioni ricorrenti.
1. Scegliere l’isolante solo in base alla conducibilità termica
La conducibilità λ è un parametro fondamentale, ma non descrive da sola il comportamento igrotermico del sistema.
2. Inserire una barriera al vapore senza verificare la stratigrafia
La posizione e le caratteristiche dello strato di controllo del vapore devono essere valutate in relazione a tutti gli altri materiali.
3. Considerare sufficiente il solo calcolo di Glaser
Il metodo è uno strumento importante, ma la UNI EN ISO 13788 ne definisce chiaramente campo di applicazione e limitazioni.
4. Ignorare l’umidità già presente nella muratura
Un edificio esistente può contenere acqua dovuta a diverse cause: costruzione, infiltrazioni, risalita, condensa o precedenti problemi di manutenzione.
5. Trascurare la tenuta all’aria
Fessure e discontinuità possono consentire il passaggio di aria umida verso zone fredde della stratigrafia.
6. Trascurare i ponti termici
Angoli, connessioni tra pareti e solai, pilastri, travi e contorni dei serramenti possono presentare temperature superficiali inferiori rispetto alla parte corrente della parete.
Una progettazione corretta parte dalla stratigrafia esistente
Prima di progettare un sistema di isolamento interno è quindi necessario conoscere, per quanto possibile, la parete sulla quale si interviene.
La valutazione dovrebbe comprendere:
- composizione degli strati;
- spessori;
- caratteristiche termoigrometriche dei materiali;
- stato di conservazione;
- presenza di umidità;
- esposizione;
- condizioni climatiche;
- condizioni interne previste;
- presenza di ponti termici;
- modalità di collegamento con gli altri elementi dell’involucro.
Solo dopo questa fase è possibile definire una stratigrafia adeguata.
In alcuni casi il risultato può essere un sistema con freno al vapore; in altri può essere preferibile una soluzione maggiormente permeabile e capace di favorire l’asciugatura. La scelta non dovrebbe quindi essere effettuata sulla base di una regola generale, ma attraverso una valutazione specifica della parete e delle condizioni al contorno.
Conclusioni
L’isolamento interno con cartongesso può rappresentare una soluzione tecnicamente valida per la riqualificazione energetica degli edifici, ma richiede particolare attenzione alla gestione dell’umidità.
Il rischio non è legato al cartongesso in quanto tale, bensì alla combinazione tra stratigrafia, isolamento, controllo del vapore, tenuta all’aria, condizioni climatiche e caratteristiche della muratura esistente.
Il calcolo secondo UNI EN ISO 13788 può costituire uno strumento di verifica fondamentale, ma deve essere utilizzato conoscendone i limiti. Quando i fenomeni igrotermici risultano più complessi, la simulazione dinamica secondo UNI EN 15026:2023 può fornire una valutazione più rappresentativa del comportamento della struttura.
La regola più importante è quindi semplice: non esiste una barriera al vapore universalmente corretta e non esiste uno spessore di isolante che possa essere scelto indipendentemente dalla parete esistente.
Un isolamento interno realmente efficace deve garantire non soltanto una buona prestazione energetica, ma anche durabilità, controllo dell’umidità e compatibilità igrotermica dell’intero sistema.
Nota tecnica: le norme richiamate nell’articolo devono essere verificate nella loro versione vigente al momento della progettazione. La valutazione di una specifica stratigrafia edilizia deve essere effettuata da un professionista qualificato sulla base delle caratteristiche reali dell’edificio, delle condizioni climatiche e dei requisiti normativi applicabili.
Fonti normative principali: UNI EN ISO 13788:2013 – UNI Ente Italiano di Normazione · UNI EN 15026:2023 – UNI Ente Italiano di Normazione · Decreto 26 giugno 2015 – Gazzetta Ufficiale · Aggiornamento 2025 del Decreto Requisiti Minimi
