BONIFICI DAI GENITORI AI FIGLI: QUANDO PUO’ SCATTARE L’IMPOSTA SULLE DONAZIONI

I trasferimenti di denaro tra familiari sono molto frequenti: contributi per l’acquisto della prima casa, aiuti economici ai figli, sostegno per studi universitari o avvio di un’attività. Tuttavia, non tutti i bonifici tra parenti sono fiscalmente irrilevanti.
Una recente decisione della Corte di Cassazione n.15315 del 20 maggio 2026, ha riportato l’attenzione sul tema delle donazioni indirette e dei trasferimenti di denaro tra familiari, chiarendo in quali casi può trovare applicazione l’imposta sulle donazioni.
Bonifico e donazione non sono sempre la stessa cosa
In linea generale, il semplice trasferimento di denaro da un genitore a un figlio non comporta automaticamente l’applicazione dell’imposta di donazione.
Occorre distinguere tra:
- normali aiuti familiari;
- liberalità di modico valore;
- vere e proprie donazioni di importo rilevante.
La qualificazione dell’operazione dipende dalla finalità dell’erogazione, dall’entità delle somme e dalla documentazione disponibile.
Quando può intervenire il Fisco
L’attenzione dell’Amministrazione finanziaria si concentra soprattutto sui trasferimenti di importo elevato che determinano un effettivo arricchimento del beneficiario.
In presenza di verifiche fiscali, potrebbe essere necessario dimostrare:
- l’origine lecita delle somme;
- il rapporto familiare tra le parti;
- la natura della movimentazione finanziaria;
- l’eventuale riconducibilità del bonifico a una liberalità.
Una corretta tracciabilità dei pagamenti rappresenta quindi un elemento fondamentale sotto il profilo probatorio.
Le franchigie previste dalla normativa
Per le donazioni tra genitori e figli la normativa italiana prevede una franchigia particolarmente elevata.
L’imposta si applica infatti solo sulla parte eccedente la soglia prevista dalla legge per i trasferimenti tra parenti in linea retta.
Per questo motivo, nella maggior parte delle situazioni familiari ordinarie i contributi economici dei genitori ai figli non determinano alcun prelievo fiscale immediato.
Quando si parla di donazione indiretta
Un caso frequente riguarda l’acquisto di immobili.
Ad esempio, un genitore può trasferire al figlio il denaro necessario per acquistare una casa oppure pagare direttamente parte del prezzo al venditore.
In tali circostanze si configura una cosiddetta donazione indiretta, ossia una liberalità realizzata attraverso un’operazione diversa dall’atto di donazione tradizionale.
La corretta documentazione del collegamento tra il trasferimento di denaro e l’acquisto dell’immobile assume particolare importanza per evitare future contestazioni.
Un esempio pratico
Un genitore effettua un bonifico di 80.000 euro al figlio per consentirgli di acquistare un’abitazione.
Se il trasferimento è documentato, tracciato e chiaramente collegato all’operazione immobiliare, l’origine delle somme risulta facilmente ricostruibile.
Situazione diversa potrebbe verificarsi in presenza di ingenti movimentazioni finanziarie prive di giustificazioni, documentazione o evidenza dei rapporti sottostanti, specie nell’ambito di controlli fiscali o verifiche patrimoniali.
L’importanza della documentazione
Per evitare problemi futuri è consigliabile:
- utilizzare sempre strumenti di pagamento tracciabili;
- indicare una causale coerente con l’operazione;
- conservare la documentazione relativa al trasferimento;
- mantenere evidenza del collegamento tra bonifico e finalità della liberalità.
Cosa devono sapere famiglie e professionisti
La decisione della Corte di Cassazione conferma che la corretta qualificazione dei trasferimenti patrimoniali tra familiari richiede sempre un’analisi concreta della singola operazione.
Per notai, commercialisti, avvocati e consulenti patrimoniali il messaggio è chiaro: la tracciabilità dei flussi finanziari e la corretta documentazione delle liberalità rappresentano gli strumenti più efficaci per prevenire contestazioni fiscali e garantire certezza ai trasferimenti di ricchezza all’interno della famiglia.
