COME LASCIARE L’EREDITA’ AL CONIUGE SENZA FIGLI ESCLUDENDO ALTRI EREDI

Quando una persona è sposata e non ha figli, può chiedersi se sia possibile fare in modo che, alla propria morte, l’intero patrimonio passi al coniuge superstite.

La risposta non è sempre identica: dipende dalla presenza di altri familiari e, soprattutto, dall’esistenza o meno di un testamento.

La legge italiana, infatti, distingue tra successione legittima, che opera quando manca un valido testamento, e successione testamentaria, nella quale il defunto può stabilire come distribuire il proprio patrimonio, nel rispetto dei diritti riconosciuti ai cosiddetti eredi legittimari.

Coniuge senza figli: chi eredita in assenza di testamento?

Se una persona muore senza lasciare testamento, si applicano le regole della successione legittima, disciplinata dagli articoli 565 e seguenti del Codice civile.

In assenza di figli, il coniuge non è necessariamente l’unico erede.

Infatti, se sono ancora in vita genitori o altri ascendenti, oppure fratelli e sorelle del defunto, questi possono concorrere nella successione con il coniuge.

In particolare, l’articolo 582 del Codice civile stabilisce che al coniuge spettano due terzi dell’eredità quando concorre con ascendenti oppure con fratelli e sorelle. La restante quota spetta ai familiari indicati dalla legge.

Pertanto, la semplice circostanza che la coppia non abbia avuto figli non significa automaticamente che il coniuge erediterà il 100% del patrimonio.

Quando il coniuge eredita tutto?

Il coniuge può diventare unico erede per legge quando, oltre alla mancanza di figli, non esistono ascendenti, fratelli o sorelle del defunto.

L’articolo 583 del Codice civile prevede infatti che, in mancanza di figli, ascendenti, fratelli o sorelle, l’intera eredità si devolve al coniuge.

In questo caso, quindi, non è necessario un testamento affinché il patrimonio venga attribuito integralmente al coniuge.

La situazione cambia, invece, quando esistono altri familiari che la legge chiama alla successione.


Il testamento può consentire di favorire il coniuge

Se l’obiettivo è attribuire al coniuge la maggiore quota possibile dell’eredità, la predisposizione di un testamento può essere particolarmente importante.

Occorre però distinguere tra i familiari che hanno diritto a una quota minima dell’eredità e quelli che, invece, non sono titolari di una quota di legittima.

Sono legittimari, ai sensi dell’articolo 536 del Codice civile:

  • il coniuge;
  • i figli e, in determinati casi, i loro discendenti;
  • in assenza di figli, gli ascendenti.

A questi soggetti la legge riserva una determinata quota del patrimonio, anche contro la volontà del testatore.

Questo significa che la libertà di disporre per testamento non è assoluta quando esistono legittimari diversi dal beneficiario della disposizione testamentaria.

Fratelli e sorelle sono eredi legittimari?

No.

Questo è un passaggio particolarmente importante.

Fratelli e sorelle non sono legittimari. Di conseguenza, non hanno una quota di eredità necessariamente riservata dalla legge.

Possono tuttavia essere chiamati all’eredità nella successione legittima, quando ricorrono le condizioni previste dal Codice civile.

L’articolo 570 stabilisce, ad esempio, che in assenza di prole, genitori e altri ascendenti, ai fratelli e alle sorelle può spettare l’eredità secondo le regole previste dalla successione legittima.

La differenza è sostanziale: un fratello può essere erede per legge, ma non è un erede legittimario.

Per questo motivo, un testamento può incidere significativamente sulla sua eventuale chiamata ereditaria.


E se sono ancora vivi i genitori?

La situazione è diversa se il defunto non ha figli ma ha ancora uno o entrambi i genitori.

Gli ascendenti sono legittimari in assenza di figli. Pertanto, non è possibile semplicemente ignorarne i diritti successori attraverso un testamento.

La disciplina della successione necessaria stabilisce infatti una quota riservata agli ascendenti quando concorrono con il coniuge.

Anche in questo caso, dunque, prima di predisporre un testamento è necessario verificare la situazione familiare concreta.


Qual è la differenza tra quota disponibile e quota di legittima?

Per comprendere come lasciare il patrimonio al coniuge è fondamentale conoscere due concetti: quota di legittima e quota disponibile.

La quota di legittima è la parte dell’eredità che la legge riserva ai legittimari.

La quota disponibile, invece, è quella parte del patrimonio sulla quale il testatore può decidere liberamente.

Il Ministero della Giustizia precisa che il testatore può disporre della quota disponibile, mentre le disposizioni che ledono i diritti dei legittimari possono essere contestate attraverso l’azione di riduzione.

Di conseguenza, per stabilire se sia possibile attribuire tutto il patrimonio al coniuge, occorre innanzitutto verificare quali legittimari siano presenti al momento dell’apertura della successione.


Esempi pratici

Caso 1: coniuge senza figli, senza genitori e senza fratelli

Mario muore lasciando la moglie, ma non ha figli, genitori, ascendenti, fratelli o sorelle.

In assenza di testamento, l’intera eredità spetta alla moglie.

È infatti il caso previsto dall’articolo 583 del Codice civile.

Caso 2: coniuge senza figli, ma con un fratello

Mario muore lasciando la moglie e un fratello.

In assenza di testamento, la moglie non riceve automaticamente il 100% dell’eredità: il coniuge ha diritto ai due terzi, mentre la restante quota spetta al fratello secondo le regole della successione legittima.

La situazione può essere modificata mediante un testamento, poiché il fratello non è un legittimario.

Caso 3: coniuge senza figli, ma con un genitore

Mario muore lasciando la moglie e un genitore.

In questo caso il genitore rientra tra gli eredi legittimari e deve essere considerata la quota che la legge gli riserva.

Non è quindi sufficiente predisporre una generica disposizione testamentaria con la quale si attribuisce “tutto al coniuge”: occorre verificare che la disposizione rispetti i diritti del legittimario.

Caso 4: coniuge senza figli e nessun altro legittimario

Se non ci sono figli né ascendenti e il testatore vuole evitare che fratelli, sorelle o altri parenti possano succedere in sua assenza, un testamento può consentire di attribuire il patrimonio al coniuge, nei limiti consentiti dalla legge.

Questo perché fratelli, sorelle e ulteriori parenti non sono legittimari.


Il testamento è quindi necessario?

Non sempre.

Se il defunto non ha figli, né ascendenti, né fratelli o sorelle, il coniuge può già essere unico erede per effetto della successione legittima.

Il testamento diventa invece particolarmente utile quando esistono altri familiari che, in assenza di disposizioni testamentarie, potrebbero essere chiamati alla successione.

La successione testamentaria permette infatti di stabilire preventivamente chi dovrà ricevere i beni e può ridurre il rischio di una distribuzione del patrimonio diversa da quella desiderata.

È comunque necessario rispettare le quote riservate agli eventuali legittimari.


Come predisporre correttamente il testamento

Chi desidera tutelare il coniuge dovrebbe evitare formulazioni generiche o improvvisate.

Il testamento deve individuare con sufficiente chiarezza la volontà del testatore e deve essere redatto nel rispetto dei requisiti formali previsti dalla legge.

Tra le principali forme testamentarie rientrano:

  • il testamento olografo, scritto, datato e sottoscritto personalmente dal testatore;
  • il testamento pubblico, ricevuto dal notaio alla presenza dei testimoni previsti dalla legge;
  • il testamento segreto, secondo le modalità stabilite dal Codice civile.

La scelta della forma più appropriata dipende dalle caratteristiche del patrimonio e dalla situazione familiare.

Quando sono presenti immobili, partecipazioni societarie, patrimoni rilevanti o possibili conflitti tra familiari, può essere particolarmente opportuno rivolgersi a un notaio o a un professionista esperto in diritto successorio.


Casa coniugale e diritto di abitazione

La tutela del coniuge superstite non riguarda soltanto la quota ereditaria.

In presenza dei presupposti stabiliti dalla legge, al coniuge spetta anche il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e il diritto di uso sui mobili che la corredano, quando la casa era di proprietà del defunto o comune. Il Ministero della Giustizia richiama espressamente questa particolare tutela del coniuge superstite.

Si tratta di un diritto distinto dalla quota di proprietà ereditaria e che deve quindi essere valutato separatamente nel momento in cui si pianifica la successione.


Conclusioni

Lasciare tutta l’eredità al coniuge quando non ci sono figli è possibile in determinate circostanze, ma non è una conseguenza automatica dell’assenza di discendenti.

La prima verifica da effettuare riguarda la presenza di:

  1. coniuge;
  2. figli o discendenti;
  3. genitori e altri ascendenti;
  4. fratelli e sorelle;
  5. ulteriori parenti.

Se non esistono figli, ascendenti, fratelli o sorelle, la legge prevede che l’intera eredità venga devoluta al coniuge.

Se, invece, sono presenti altri familiari, bisogna distinguere tra eredi legittimari e semplici successibili: i primi hanno diritto a una quota riservata, mentre i secondi possono essere esclusi dalla successione mediante una valida disposizione testamentaria.

Per questo motivo, chi desidera assicurare al proprio coniuge la massima tutela successoria dovrebbe valutare la propria situazione familiare e patrimoniale prima di redigere il testamento, verificando quote di legittima, quota disponibile, eventuali donazioni effettuate in vita e titolarità dei beni.

Nota: questo articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza legale. La disciplina applicabile può variare in funzione della situazione familiare e patrimoniale concreta.