ALBERI URBANI E ISOLA DI CALORE: IL RAFFRESCAMENTO DIPENDE DA SPECIE, FORMA URBANA E CLIMA

Gli alberi rappresentano una delle principali infrastrutture verdi per contrastare il fenomeno dell’isola di calore urbana (Urban Heat Island, UHI). Tuttavia, la loro efficacia non è uniforme: specie, struttura della vegetazione, configurazione degli spazi urbani e condizioni climatiche determinano in modo significativo la capacità di una copertura arborea di ridurre le temperature.

Una nuova meta-analisi pubblicata su Communications Earth & Environment, basata su 182 studi condotti in 110 città appartenenti a 17 zone climatiche, evidenzia proprio questa complessità e fornisce indicazioni utili alla pianificazione urbana.

Raffrescamento significativo, ma non uniforme

Secondo l’analisi, nell’83% dei casi la presenza di alberi ha consentito di mantenere le temperature massime mensili al di sotto dei 26 °C. In determinate configurazioni urbane e condizioni climatiche, il raffrescamento percepito o misurato a livello pedonale può arrivare fino a 12 °C.

Questi risultati confermano il ruolo degli alberi come elemento di adattamento climatico urbano, ma mostrano anche che la semplice quantità di verde non è sufficiente a garantire il massimo beneficio.

Tre fattori determinanti

L’efficienza del raffrescamento arboreo dipende principalmente dall’interazione tra:

  • caratteristiche degli alberi, comprese specie, dimensioni, densità e struttura della chioma;
  • morfologia urbana, cioè disposizione degli edifici, apertura degli spazi, rapporto tra altezza degli edifici e larghezza delle strade e circolazione dell’aria;
  • condizioni climatiche, che influenzano evapotraspirazione, radiazione solare, umidità e bilancio energetico della superficie urbana.

La progettazione del verde deve quindi essere adattata al contesto anziché basarsi su un modello unico.

Specie miste o singole: il ruolo del clima

Nei climi tropicali, temperati e continentali, gli impianti composti da una combinazione di specie sempreverdi e decidue, collocati prevalentemente in spazi urbani aperti, possono garantire circa 0,5 °C di raffrescamento aggiuntivo rispetto alle piantumazioni monospecifiche.

Nei climi aridi, invece, le specie sempreverdi risultano generalmente più efficaci, soprattutto negli ambienti urbani caratterizzati da maggiore compattezza edilizia.

La scelta della specie diventa quindi una vera e propria decisione progettuale: caratteristiche fisiologiche della pianta, disponibilità idrica, dimensione della chioma e capacità evapotraspirativa devono essere valutate insieme alle condizioni microclimatiche del sito.

Il raffrescamento notturno: un problema meno evidente

L’effetto degli alberi non è necessariamente positivo in ogni momento della giornata.

Durante la notte, le chiome possono limitare la dispersione della radiazione infrarossa a onde lunghe emessa dalle superfici urbane, riducendo la capacità dell’ambiente di dissipare il calore accumulato durante il giorno.

Inoltre, quando la disponibilità d’acqua è insufficiente e l’evapotraspirazione diminuisce, l’effetto di raffrescamento può ridursi sensibilmente. In altri casi, una vegetazione troppo densa può ostacolare la ventilazione naturale, favorendo la permanenza del calore nello spazio urbano.

Questo dimostra che la progettazione del verde deve considerare non soltanto l’ombreggiamento, ma l’intero bilancio energetico e aerodinamico dell’ambiente urbano.

Dalla piantumazione alla progettazione climatica

Uno degli aspetti più rilevanti della ricerca è la disponibilità di una mappa interattiva e di un database che mettono in relazione le caratteristiche degli alberi con le prestazioni di raffrescamento nelle diverse tipologie urbane e climatiche.

Questi strumenti possono supportare amministrazioni, urbanisti e progettisti nella scelta delle strategie di forestazione urbana, consentendo di confrontare specie e configurazioni sulla base di evidenze scientifiche e non soltanto di criteri estetici.

L’obiettivo non è quindi semplicemente piantare più alberi, ma individuare quali alberi piantare, dove collocarli e con quale configurazione, considerando le condizioni climatiche presenti e quelle attese.

Alberi urbani e sviluppo sostenibile

La forestazione urbana produce benefici che vanno oltre il controllo delle temperature. Gli alberi contribuiscono alla salute e al benessere della popolazione, alla qualità ambientale, alla biodiversità e alla resilienza delle città.

Il loro impiego può pertanto concorrere al raggiungimento di diversi Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), tra cui:

  • SDG 3 – Salute e benessere;
  • SDG 11 – Città e comunità sostenibili;
  • SDG 13 – Lotta contro il cambiamento climatico;
  • SDG 15 – Vita sulla Terra.

Conclusioni

Gli alberi costituiscono una componente fondamentale delle strategie di adattamento al cambiamento climatico, ma il loro potenziale dipende dalla corretta integrazione con la struttura urbana e dalle condizioni climatiche locali.

La ricerca conferma quindi un principio essenziale della pianificazione urbana resiliente: non esiste un albero universalmente efficace né una soluzione valida per ogni città. La forestazione urbana deve essere progettata sulla base di dati climatici, caratteristiche delle specie, morfologia urbana e fabbisogni idrici.

In un contesto di crescente riscaldamento urbano, passare dalla semplice quantità di verde alla sua qualità climatica e funzionale sarà determinante per costruire città più fresche, resilienti e sostenibili.