COMPENSI CTU: DOPO 24 ANNI IL TAR FISSA 120 GIORNI

La sentenza del TAR Lazio n. 14327 del 19 agosto 2026 rappresenta un passaggio importante nella lunga vicenda dei compensi degli ausiliari del magistrato.
Dopo oltre vent’anni senza gli aggiornamenti previsti dalla legge, il TAR ha imposto al Ministero della Giustizia e al MEF di provvedere sull’istanza di adeguamento entro 120 giorni, con riferimento alla variazione dell’indice FOI prevista dall’art. 54 del Testo unico sulle spese di giustizia.
Secondo i calcoli posti a base dell’istanza, la rivalutazione dei compensi potrebbe essere nell’ordine del 60%. Si tratta, tuttavia, di una quantificazione indicativa: sarà l’amministrazione, sulla base dei dati ISTAT e del quadro normativo, a determinare l’effettivo adeguamento.
Un termine preciso dopo 24 anni di attesa
La portata della pronuncia non riguarda soltanto l’obbligo di provvedere, ma soprattutto il fatto che il TAR abbia stabilito tempi precisi.
Se, trascorsi i 120 giorni, dovesse permanere l’inerzia, è già stato individuato un commissario ad acta, il Direttore della Direzione centrale affari giuridici e legali dell’ISTAT, che avrà ulteriori 90 giorni per provvedere.
Si tratta di un elemento particolarmente significativo perché rende concreta la possibilità di superare una situazione di mancato aggiornamento protrattasi per anni.
Il precedente della Corte costituzionale
La decisione del TAR si inserisce in un percorso già avviato dalla Corte costituzionale, che con la sentenza n. 16/2025 ha evidenziato la progressiva sproporzione tra il valore dei compensi e quello delle prestazioni professionali richieste agli ausiliari della giustizia.
Il tema non è quindi esclusivamente economico. Compensi non adeguati rischiano di rendere meno attrattivo l’incarico di CTU e di perito, con possibili ricadute sulla disponibilità di professionalità altamente specializzate a supporto dell’attività giudiziaria.
Adeguamento e riforma non sono la stessa cosa
È fondamentale distinguere due piani.
Il primo è quello dell’adeguamento periodico previsto dall’art. 54, che serve a recuperare il valore perso dai compensi a causa dell’inflazione e della mancata rivalutazione.
Il secondo è quello della riforma strutturale delle tabelle, prevista dall’art. 50, che dovrebbe aggiornare criteri e valori delle prestazioni alla realtà professionale attuale.
Sono due interventi diversi, ma entrambi necessari.
Sul fronte della revisione delle tariffe, il Ministero della Giustizia aveva istituito nel dicembre 2023 una Commissione incaricata della rideterminazione degli onorari. Il termine inizialmente previsto per i lavori era il 30 maggio 2024, ma la revisione complessiva delle tabelle non è ancora stata emanata.
I prossimi mesi
La sentenza apre ora una fase decisiva.
Entro 120 giorni Ministero della Giustizia e MEF dovranno dare seguito all’obbligo di adeguamento. Parallelamente, dovrà proseguire il lavoro per arrivare alla revisione complessiva delle tabelle e dei criteri di calcolo.
Per i professionisti, la distinzione è semplice:
adeguare significa recuperare il valore perduto in 24 anni; riformare significa riconoscere il valore del lavoro professionale di oggi.
La pronuncia del TAR rappresenta quindi un importante impulso affinché entrambi i percorsi arrivino finalmente a conclusione.
