LEGNO NEGLI OSPEDALI: UN ANNO DI OSSERVAZIONI RACCONTA COME RESPIRA DAVVERO L’AMBIENTE INDOOR

Immagina due stanze ospedaliere identiche: stessa geometria, stessa ventilazione, stessi protocolli di pulizia, stesso flusso di pazienti. L’unica differenza è sulle pareti: una stanza è rifinita con pittura tradizionale, l’altra con pannelli in legno di pino, trattati per essere lavabili e ignifughi. Per dodici mesi, queste due stanze hanno vissuto come “gemelle diverse”, osservate con discrezione da sensori, campionatori e strumenti di analisi.

Lo studio condotto da un gruppo di ricercatori svedesi appartenenti a diverse istituzioni accademiche e scientifiche ( Olena Myronycheva, Sarka Langer, Ingrid Liljelind, Bo Glas, Fredrik Sjödin,Olov Karlsson, Bror Sundqvist), realizzato presso l’ospedale di Skellefteå, nella contea di Västerbotten (Svezia), e pubblicato come Research Article su Research Square nel maggio 2026, intitolato “Do wooden interior materials compromise indoor environmental quality in hospitals? A one-year field study”, è parte della ricerca svedese sulla bioeconomia e sostenibilità dei materiali da costruzione.

lo sintetizza così: “indoor environmental conditions remained within recommended ranges in both rooms” e “wooden wall panels did not deteriorate indoor environmental conditions”. Dietro queste frasi c’è un anno di dati, stagioni, variazioni di occupazione e micro-eventi quotidiani che compongono il vero comportamento di un materiale in un ambiente sanitario reale.

Il microclima: un equilibrio che non si spezza

Le misurazioni di temperatura, umidità e CO₂ hanno mostrato un quadro sorprendentemente stabile. Il legno, spesso percepito come “vivo” e potenzialmente instabile, si è comportato come un materiale maturo e prevedibile. Le due stanze hanno mantenuto valori quasi identici, con oscillazioni minime anche nei mesi più freddi.

Il risultato è stato chiaro: il legno non altera il microclima, né introduce variazioni che possano influire sul comfort o sulla ventilazione controllata.

VOC e aldeidi: un’impronta chimica naturale, ma sotto controllo

La stanza in legno presentava un profilo chimico più ricco, dominato da α‑pinene e 3‑carene, i monoterpeni tipici del pino. Sono la “firma” naturale del materiale, ma le concentrazioni sono restate molto inferiori ai limiti guida e mostrato un trend decrescente nel tempo, segno che il materiale si stabilizza progressivamente.

Formaldeide, acetaldeide e acetone sono comparsi in entrambe le stanze, con valori bassi e coerenti con gli standard ospedalieri.

Microbiologia: nessuna criticità, nessuna proliferazione

Le analisi microbiologiche hanno raccontato una storia rassicurante:

  • la carica microbica interna è molto più bassa di quella esterna;
  • le due stanze hanno mostrato valori simili;
  • il legno non favorisce crescita microbica, nemmeno nei periodi più umidi.

Il materiale, trattato correttamente, non rappresenta un rischio igienico.

Acustica: un comportamento neutro

I tempi di riverbero (EDT, RT20, RT30) sono stati praticamente sovrapponibili. Il legno, in questo contesto, non modifica la risposta acustica della stanza, né introduce effetti collaterali.

La lettura complessiva: un materiale che si integra, non che disturba

La forza dello di questo studio sta nella sua durata e nella sua capacità di osservare l’ambiente reale, non un laboratorio. E ciò che emerge è un quadro coerente:

  • nessun peggioramento dei parametri di qualità dell’aria;
  • un profilo chimico diverso, ma sicuro e in calo;
  • microclima, microbiologia e acustica stabili;
  • differenze rilevate dalla PCA legate ai terpeni, non a criticità ambientali.

Il messaggio per progettisti, RSPP, facility manager e decisori è chiaro: il legno può essere utilizzato negli ambienti ospedalieri senza compromettere la qualità dell’aria interna, se correttamente trattato e integrato in un sistema edilizio ben progettato.