APPROVATE LE MOZIONI SUL MICROCLIMA: CAMBIA LA PROGETTAZIONE URBANA

Dalla gestione del deflusso pluviale alla mitigazione delle isole di calore, le soluzioni nature‑based ridefiniscono la progettazione urbana contemporanea.

Le ondate di calore sempre più frequenti, gli eventi meteorologici estremi e l’alternanza tra lunghi periodi di siccità e precipitazioni intense stanno imponendo un ripensamento del modo di progettare e gestire le città. Non si tratta più soltanto di migliorare l’efficienza energetica degli edifici, ma di intervenire sull’intero sistema urbano per renderlo capace di adattarsi agli effetti del cambiamento climatico.

In questa direzione si inseriscono le mozioni approvate dalla Camera dei deputati il 30 luglio 2026, che impegnano il Governo a promuovere una serie di interventi finalizzati a migliorare il microclima urbano, incrementare il verde, favorire la permeabilità dei suoli, diffondere i sistemi di drenaggio urbano sostenibile (SuDS) e sviluppare il modello della cosiddetta “città spugna”. È importante ricordare che le mozioni sono atti di indirizzo politico: non introducono immediatamente nuovi obblighi normativi, ma indicano le linee lungo le quali potranno svilupparsi future politiche e interventi.

Il microclima entra nella pianificazione urbana

Per molti anni la pianificazione urbanistica si è concentrata prevalentemente sugli aspetti edilizi, infrastrutturali e funzionali. Oggi, invece, cresce l’attenzione verso il comportamento climatico delle città.

Le elevate concentrazioni di superfici asfaltate, edifici ad alta densità e scarsa presenza di vegetazione favoriscono infatti il fenomeno delle isole di calore urbane, determinando temperature sensibilmente superiori rispetto alle aree rurali circostanti.

Le mozioni approvate dalla Camera invitano il Governo a promuovere l’integrazione della qualità microclimatica nella pianificazione urbanistica e nei programmi di rigenerazione urbana, favorendo infrastrutture verdi e blu, superfici permeabili e soluzioni basate sulla natura (Nature-Based Solutions).

L’obiettivo è progettare quartieri capaci di mitigare naturalmente gli effetti del caldo estremo, migliorando al tempo stesso la qualità della vita e la resilienza climatica.

Più verde, meno impermeabilizzazione

Uno dei temi maggiormente condivisi riguarda la progressiva riduzione delle superfici impermeabili.

Negli ultimi decenni la continua urbanizzazione ha comportato una significativa perdita della capacità naturale del terreno di assorbire l’acqua piovana. Il risultato è duplice: da un lato aumenta il rischio di allagamenti durante gli eventi meteorici intensi, dall’altro diminuisce l’evapotraspirazione naturale, con un conseguente incremento delle temperature superficiali.

Per questo motivo viene attribuita particolare importanza agli interventi di depavimentazione, cioè alla rimozione di asfalto e pavimentazioni impermeabili per restituire spazio al suolo naturale o a superfici drenanti.

La sostituzione di aree asfaltate con alberature, aiuole, pavimentazioni permeabili e spazi verdi rappresenta oggi una delle strategie più efficaci sia per mitigare il caldo sia per migliorare la gestione delle acque meteoriche.

Il ruolo dei sistemi SuDS

Tra gli strumenti tecnici più innovativi richiamati dagli indirizzi parlamentari figurano i Sustainable Urban Drainage Systems (SuDS), sistemi progettati per gestire le acque piovane nel punto in cui cadono, limitando il sovraccarico delle reti fognarie e favorendo l’infiltrazione nel terreno.

A differenza delle tradizionali opere di smaltimento, i SuDS cercano di riprodurre il comportamento naturale del ciclo dell’acqua attraverso una serie di dispositivi integrati, quali:

  • pavimentazioni drenanti;
  • rain garden;
  • trincee filtranti;
  • bacini di laminazione;
  • aree di bioritenzione;
  • fossi vegetati;
  • tetti verdi.

Queste soluzioni consentono non solo di ridurre il rischio idraulico, ma anche di incrementare la biodiversità urbana, migliorare il paesaggio e abbassare la temperatura degli spazi pubblici grazie all’evaporazione e alla presenza della vegetazione.

Il modello della “città spugna”

Strettamente collegato ai SuDS è il concetto di città spugna, ormai al centro delle più moderne politiche di adattamento climatico.

L’idea è semplice quanto rivoluzionaria: invece di allontanare rapidamente l’acqua piovana attraverso le reti di drenaggio, la città viene progettata per assorbirla, trattenerla temporaneamente e restituirla gradualmente all’ambiente.

Questo approccio permette di affrontare contemporaneamente due problemi sempre più frequenti: gli allagamenti causati dalle piogge intense e la scarsità d’acqua durante i periodi di siccità.

Dal punto di vista progettuale, il modello può tradursi nella realizzazione di parchi allagabili, piazze drenanti, bacini temporanei, aree verdi multifunzionali e infrastrutture capaci di accumulare e riutilizzare le acque meteoriche. Diverse città italiane stanno già sperimentando questo approccio attraverso programmi di rigenerazione urbana orientati alla resilienza climatica.

Le “isole del fresco”

Un altro tema emerso riguarda la creazione delle cosiddette isole del fresco. Si tratta di spazi pubblici, edifici o aree verdi progettati per offrire condizioni microclimatiche più favorevoli durante le ondate di calore, soprattutto a beneficio delle categorie più vulnerabili come anziani, bambini e persone fragili.

Le mozioni impegnano il Governo a sostenere gli enti locali nella loro realizzazione e a promuoverne l’integrazione nei Piani comunali di protezione civile e nei programmi di adattamento climatico.

Riqualificazione del patrimonio pubblico

L’adattamento climatico passa anche attraverso gli edifici.

Tra gli indirizzi approvati figura il potenziamento degli interventi di riqualificazione energetica e prestazionale degli immobili pubblici, con particolare attenzione a scuole, ospedali, strutture socio-assistenziali ed edilizia residenziale pubblica. Accanto all’efficientamento energetico assumono sempre maggiore importanza le strategie di raffrescamento passivo, quali schermature solari, ventilazione naturale, isolamento dell’involucro e incremento delle superfici verdi, soluzioni che consentono di ridurre il surriscaldamento estivo senza aumentare i consumi energetici.

Quali prospettive per professionisti e amministrazioni

Sebbene le mozioni non producano effetti immediatamente vincolanti, esse delineano con chiarezza la direzione verso cui potrebbe evolvere la pianificazione urbana nei prossimi anni. Urbanisti, progettisti, ingegneri, architetti, geometri e amministrazioni locali saranno sempre più chiamati a integrare nei progetti criteri di adattamento climatico, gestione sostenibile delle acque meteoriche e incremento delle infrastrutture verdi.

La sfida non riguarda soltanto la sostenibilità ambientale, ma anche la sicurezza delle città, la salute dei cittadini e la qualità dello spazio pubblico.

Una nuova cultura della progettazione urbana

Le recenti iniziative parlamentari confermano che il contrasto agli effetti del cambiamento climatico non può più essere affidato esclusivamente agli interventi emergenziali. La progettazione urbana dovrà evolvere verso modelli in grado di combinare efficienza, resilienza e qualità ambientale.

Verde urbano, drenaggio sostenibile, depavimentazione, infrastrutture blu e città spugna non rappresentano più concetti sperimentali, ma strumenti destinati a entrare sempre più stabilmente nelle politiche di rigenerazione urbana. La loro concreta attuazione dipenderà dai successivi provvedimenti normativi, dalle risorse disponibili e dalla capacità delle amministrazioni di tradurre questi indirizzi in progetti capaci di rendere le città più vivibili, sicure e resilienti di fronte alle sfide climatiche del futuro.

ACCEDI ALLE MOZIONI DELLA CAMERA DEL 30 LUGLIO 2026

Atto 1/00574 abbinato in data 30/07/2026
Atto 1/00593 abbinato in data 30/07/2026
Atto 1/00595 abbinato in data 30/07/2026
Atto 1/00596 abbinato in data 30/07/2026