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Il Parlamento europeo ha
approvato una risoluzione, in data 1 5
novembre 2011, sull’attuazione della direttiva 2055/36
relativa al riconoscimento delle qualifiche
professionali.
Scopo del lavoro degli eurodeputati è quello di favorire
la libera circolazione all’interno dell’Unione europea
dei liberi professionisti regolarmente iscritti ad un
Ordine, tramite la rimozione di tutte quelle
disposizioni regolamentari che limitano la circolazione
delle qualifiche professionali all’interno dello spazio
comunitario. Accanto alla maggiore mobilità dei
laureati, da Bruxelles arriva la speranza di un maggior
riconoscimento dell’esperienza professionale acquisita
col tirocinio, anche nel Paese d’origine.
Tre sono i punti salienti su cui gli eurodeputati si
sono trovati tutti d’accordo:
- modernizzare la direttiva sul riconoscimento
delle qualifiche professionali, con la
riduzione al minimo delle barriere ancora esistenti alla
mobilità di lavoratori qualificati;
- riduzione del numero delle professioni regolamentate
nell’Unione europea;
- istituzione di un sistema di allerta
per consentire la circolazione delle segnalazioni tra
Stati membri delle misure (come la radiazione e la
sospensione), adottate dalle autorità nazionali a
seguito di comportamenti non corretti tenuti dai
professionisti.
Soprattutto tramite la riduzione del numero di
professioni regolamentate nell’Unione europea, si
potrebbe arrivare ad una più ampia e libera circolazione
dei cittadini. I liberi professionisti potrebbero,
infatti, vedersi riconosciuto il titolo e la formazione
acquisiti nel proprio Paese d'origine e con esso
spostarsi in un altro Stato Ue per svolgere la loro
professione, sia come lavoratori autonomi che come
lavoratori dipendenti, esercitandola alle stesse
condizioni dei cittadini del Paese di destinazione.
Il richiamo è a rendere operativa la sentenza
Morgenbesser del 13/11/2003 (resa nella causa C-313/01),
che ha sancito il diritto di iscriversi alla pratica
legale in Italia a cittadini che hanno conseguito il
diploma in un altro Stato membro, anche nel caso in cui
il loro titolo non sia considerato equivalente.
L’Europarlamento frena, invece, sull’estensione della
procedura di riconoscimento anche alle qualifiche che
siano ottenute in Paesi terzi: per evitare il cosiddetto
fenomeno del forum shopping. Altro invito rivolto agli
Stati membri è quello di utilizzare maggiormente le
nuove tecnologie per offrire ai professionisti sia tempi
più rapidi nei riconoscimenti sia maggiori informazioni
sulla categoria di riferimento. Bocciata, infine,
l’esperienza delle “piattaforme comuni” (art. 15 della
direttiva), sul riconoscimento delle qualifiche
professionali: sistema riconosciuto “potenzialmente
utile” solo se modificato e semplificato
Novembre
2011
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