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Aree vincolate: la
Soprintendenza ha novanta giorni per il "no", altrimenti
arriva "l'ecomostro"
Se l'Ente non rispetta il termine, non può più negare il
nulla osta paesaggistico all'edificio a ridosso della
zona archeologica
L'ecomostro è sempre dietro l'angolo. E la
Soprintendenza ha al massimo novanta giorni per stoppare
l'autorizzazione paesaggistica riconosciuta dal Comune
nell'iter della concessione edilizia richiesta per la
realizzazione di un fabbricato rurale a ridosso della
zona archeologica.
In base all'articolo 151 del Dlgs 490/99 la
Soprintendenza che tutela i beni architettonici ha
sessanta giorni di tempo, a partire dalla ricezione dei
documenti, per effettuare il controllo di sua competenza
sul placet concesso dall'ente locale al privato che
vuole costruire in area vincolata. Altri trenta giorni
di tempo, e fanno dunque novanta in tutto, possono
essere concessi se all'amministrazione che protegge il
paesaggio serve un'integrazione del materiale necessario
ad assumere la sua determinazione. Dopodiché, se non
decide, decade dal potere di farlo: il termine fissato
dalla legge ha natura perentoria.
Accolto, nella specie, il ricorso originario di due
cittadini che intendono costruire nella piana
sottostante la Torre di Velia, a un passo dall'omonima
area archeologica in provincia di Salerno, «aggredita -
si legge in sentenza - da una costante richiesta di
edificazione». Ma lo stop della Soprintendenza arriva
dopo oltre cento giorni ed è quindi fuori tempo massimo.
Gennaio 2011
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